Asti secco o Prosecco? Sfida tra Piemonte e Veneto sull’aperitivo

Aperitivo-prosecco

Il vino italiano veleggia sempre più in base ai venti del consumo. Se da una parte il Chianti  si fa più dolce per attrarre i mercati cinesi, dall’altra l’Asti Docg, simbolo del tripudio delle feste e dei brindisi con panettone e lievitati, procede in direzione contraria. E da dolce si fa secco. Una mossa per conquistare il consumatore più giovane e cavalcare il trend  dell’aperitivo. Un terreno oggi largamente in mano al Prosecco, il vino italiano più esportato al mondo. Che non fa mancare la reazione in questa disfida tra Veneto e Piemonte.

 

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Giorgio Bosticco, direttore del Consorzio Asti Docg

Giorgio Bosticco, direttore del Consorzio Asti Docg

Il Consorzio per la tutela dell’Asti Docg (prodotto in 52 comuni delle province di Alessandria, Asti e Cuneo per un giro di affari intorno ai 350 milioni di euro) ha fatto sapere che è stato modificato il disciplinare con l’inserimento di nuove tipologie con minore contenuto zuccherino, nella versione secco, demi-sec ed extra secco. Una decisione che ha già avuto l’ok del Comitato vinicolo del ministero delle Politiche agricole. 

«La tendenza dei consumi che si è sviluppata in Italia, e non solo, verso il gusto secco nei vini  ci ha visti stimolati a livello di innovazione e sperimentazione enologica e viticola a fare un Asti diverso – ha spiegato Giorgio Bosticco, direttore del Consorzio Asti Docg –. E il nostro vitigno, il Moscato Bianco si presta, grazie alla sua duttilità. C’è stata poi una situazione di momentanea difficoltà per la Denominazione a causa di fattori contingenti legati al fatto che l’Asti ha ancora una distribuzione non globalizzata. È vero – ha specificato – che facciamo l’86 per cento di esportazione ma lo vendiamo principalmente nel vecchio continente. Il 50 per cento delle vendite si concentra in Germania, Russia e Italia. Questi tre mercati hanno perso quote consistenti dal 2011 al 2013 per motivazioni diverse.

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