Il Chianti si ammorbidisce per sedurre la Cina

Chianti-cinesi

Il Consorzio del Chianti Docg (400 milioni di fatturato annuo, settanta per cento del volume esportato, con Usa e Germania primi mercati) ha da poco festeggiato i novant’anni. E come regalo ha pensato a una piccola ma importante modifica al disciplinare. Un paio di grammi di zucchero residuo (non fermentato) in più per renderlo più morbido. E conquistare il nascente mercato cinese, ma anche quello del Nord Europa, come ci spiega il presidente Giovanni Busi.

 

Presidente, perché questa modifica?

Giovanni Busi, presidente del Consorzio Chianti Docg

Giovanni Busi, presidente del Consorzio Chianti Docg

«Il disciplinare dà una possibilità, non un obbligo. Abbiamo tolto un limite sul residuo zuccherino che era fino a quattro grammi per litro. Facciamo riferimento alla normativa comunitaria, già adottata dalla maggior parte dei consorzi italiani e dalle denominazioni europee. La legge Ue dice che il contenuto massimo in zuccheri di un vino secco può essere di due punti superiore al grado di acidità totale del vino, che è in genere tra i quattro e cinque».

 

Ma questi due grammi in più di zucchero residuo si percepiscono in bocca?

«Il Chianti rimane sempre un vino secco: non diventa un succo di frutta. Ma su un vino fatto di Sangiovese, che è un vitigno un po’ brusco, gli leva quel pelo di ruvidezza e lo rende più morbido e piacevole in bocca».

 

Piacerà  di più al mercato cinese?

I giovani cinesi preferiscono un Chianti più morbido rispetto al tradizionale più tannico

I giovani cinesi preferiscono i vini morbidi rispetto a quelli tannici

«Fino a qualche anno fa il vino in Cina veniva comprato solo come status symbol. Oggi hanno cominciato a berlo. Il loro gusto equivale a quello di molti giovani d’oggi. Che si approcciano al vino preferendolo più dolce e profumato. Inutile raccontargli del vero Sangiovese tannico, acido, da mandare giù con uno stracotto. Questa modifica permetterà alle nostre aziende di concorrere ad armi pari con i vini spagnoli e francesi che sono nettamente più avanti di noi nelle vendite. Sarà utile per chi vuole andare in Cina, ma non solo. Norvegia, Danimarca, Svezia: anche loro preferiscono vini più morbidi».

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