Le città più social? Torino, Bologna e Ferrara. Roma e Milano con più like

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Le città italiane più social? Torino, Bologna e Ferrara. Quelle con più follower? Roma e Milano. Venezia, Rimini e Firenze, invece, sono quelle con i maggiori utenti in relazione alla popolazione. È questa la fotografia scattata dal rapporto ICity Rate 2017, il rating delle smart city italiane condotto da Fpa che indaga su presenza, uso e performance sui social network di 106 comuni capoluogo.

 

TORINO, BOLOGNA E FERRARA LE PIÙ SOCIAL

Le città più social? Torino, Bologna e Ferrara. Roma e Milano quelle con più like

Torino è tra le città italiane più social

Per quanto riguarda la dimensione social, su 106 comuni capoluogo analizzati, 94 hanno attivato almeno uno strumento social, mentre sono 12 le grandi assenti sparse un po’ in tutto il Paese.

Il social media più amato dalle città è senz’altro Facebook, scelto come canale di comunicazione da 85 comuni capoluogo (per segnalare eventi e iniziative), seguito da Twitter (per dare informazioni e molto spesso per rimbalzare i contenuti postati su Facebook) e YouTube (per archiviare in play list le sedute del Consiglio andate in streaming), sui quali si contano rispettivamente 73 account e 67 canali delle città. Ma le città si stanno affacciando anche su Instagram (21), Flickr (15) e Google+ (13). Asti, Sondrio, Verona e Savona risultano assenti dai social media.

 

ROMA E MILANO HANNO PIÙ LIKE

Le città più social? Torino, Bologna e Ferrara. Roma e Milano quelle con più like

Roma e Milano le città con più like

Le tre città più presenti sui social sono Torino, Bologna e Ferrara. Quelle con il maggior numero di cittadini virtuali sui profili Facebook e Twitter sono Roma e Milano. In proporzione alla propria cittadinanza, le città più popolate di Facebook e Twitter sono Venezia (con una community pari al 39,3% della sua popolazione), Rimini (17,8%) e Firenze (17,6%). «Ma essere presenti non basta – commenta Gianni Dominici, direttore generale di Fpa – dare informazioni in maniera più rapida è ancora poco ambizioso, alle città serve acquisire le competenze e il coraggio di aprire i propri enti alle funzionalità realmente social dei nuovi media: ascoltare e rispondere, accorciare la distanza tra la macchina amministrativa e chi vive la città. Per fare questo, ci sono alcune regole da seguire, senza il rispetto delle quali l’apertura dei canali social non è che un omaggio tutto formale al popolo dei selfie, non certo un cambio di passo della governance».

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