C’è (anche) tanta manodopera straniera nel successo del Parmigiano Reggiano

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È un dato di fatto: nel settore agroalimentare la manodopera straniera diventa sempre più decisiva.

 

LA METÀ DEGLI OPERAI AGRICOLI AL LAVORO IN EMILIA SONO STRANIERI

Per fare un esempio: tra comunitari ed extracomunitari, gli operai agricoli al lavoro nei campi dell’Emilia Romagna sono quasi la metà del totale, secondo i dati del Consiglio per la ricerca in agricoltura.

Anche un’icona del made in Italy come il Parmigiano Reggiano deve dire grazie alla presenza più che abbondante di forza lavoro indiana lungo la sua straordinaria filiera.

 

PER GLI ITALIANI L’IMPEGNO NEI CAMPI SEMBRA L’EXTREMA RATIO

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Il lavoro nei campi piace poco agli italiani

Di italiani se ne vedono sempre meno. E con tutta probabilità il trend non invertirà la rotta in tempi brevi. Evidentemente, nonostante la crisi, certi lavori vengono ancora presi in considerazione come extrema ratio.

Mentre esistono eserciti di giovani e meno giovani, di Paesi e etnie diverse, che mostrano maggiore interesse per le condizioni di lavoro – senz’altro non sempre entusiasmanti – offerte dalla “terra”.

 

25 DIPENDENTI, SOLO TRE ITALIANI: IL CASO SIMBOLO A BUDRIO

Uno caso simbolo, ma senz’altro per nulla raro, è ad esempio quello di Peppino Mantovani, titolare di un’azienda ortofrutticola a Budrio. A seconda dei periodi, i suoi dipendenti oscillano tra 17 e 25. Ma – racconta al giornalista de La Repubblica che è andato ad ascoltarlo – soltanto tre sono italiani. In netta maggioranza sono polacchi e romeni.

«Tutti bravi ragazzi – spiega –, hanno una gran voglia di darsi da fare e di sudare. Sono qui da tanti anni, e col tempo hanno portato in azienda anche la moglie, la cugina, lo zio, l’amico. Gli italiani? Li prenderei anche, ma non ne trovo molti».

@BusinessPmi

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