General counsel, Cabella (Ibm): ok a business ma non perda indipendenza

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Il general counsel? Completamente trasformato rispetto al passato e sempre più vicino al business dell’azienda, ma «deve rimanere indipendente».

 

IL GENERAL COUNSEL DEVE MANTENERE UN OCCHIO CRITICO

Non ha dubbi Cristina Cabella, senior counsel, trust & compliance officer di Ibm Italia, mentre delinea a BiMag l’evoluzione di una funzione che negli ultimi anni ha intensificato i contatti con il vertice aziendale, trasformandosi in uno dei nuovi punti fermi: «È vero che oggi si richiede che l’advisor sia una sorta di “nuovo pilastro” dell’attività aziendale, ma non deve perdere la sua autonomia. Il ceo, i business leader, non hanno bisogno che il legale gli ripeta quanto siano bravi, quanto siano opportune le loro decisioni e geniale la strategia adottata; è più utile la presenza di qualcuno che con competenza e occhio critico possa aiutarli a capire se la direzione intrapresa è quella corretta: se esistono sono rischi oppure no».

 

LA DISTANZA DAL BUSINESS DEV’ESSERE MINIMA, MA DEVE ESSERCI
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L’avvocato Cristina Cabella, di Ibm Italia

L’avvocato Cabella parla con BiMag poco dopo il suo intervento sul palco del General Counsel & Corporate Secretary, l’evento organizzato da Business International a Milano. Sulla trasformazione in atto in questo campo – l’area legale sempre più protagonista del business aziendale – non ci sono dubbi, ma l’avvocato mette in guardia dai rischi di un eccessivo “avvicinamento” tra le parti. È fondamentale che il legale «sia una persona di fiducia ma abbia al contempo l’indipendenza e l’imparzialità necessarie per potersi permettere di chiedere: dove si sta andando? Cosa si sta facendo? E all’interno di un’organizzazione non sono tante le persone che si possono permettere di farlo».

 

L’OBIETTIVO PRIMARIO RIMANE L’INTERESSE DELL’AZIONISTA

Diventa dunque necessario formare uomini e donne di legge in modo diverso, facendo loro sviluppare una maggiore apertura mentale. «Non abbiamo più solo bisogno di persone con conoscenze approfondite in un determinato ambito; le cerchiamo ovviamente, ma se non c’è anche la capacità di integrare la complessità, scomporla e semplificarla, ogni singola competenza diventa fine a se stessa».

Ciò richiede vicinanza stretta all’attività aziendale, riuscendo però a mantenere «un’helicopter view su tutto», è certa Cabella. «Anche a costo di “allontanarsi” un po’. Che non vuol dire certo tornare al vecchio ruolo di ufficio legale “col timbro in mano”, ma significa aver costruito un vero ruolo di advisor che consenta di avere l’autorevolezza per dire al ceo, ad esempio, che una cosa non può essere fatta». Solo così, è la conclusione del legale di Ibm, è possibile aumentare il livello di efficienza dell’azienda proteggendo l’interesse dell’azionista.

@GmGallizzi

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