Il cane sta male? Niente ferie, casomai permessi retribuiti. La Sapienza docet

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Il cane sta male? Non c’è bisogno di prendere giorni di ferie per stargli accanto e curarlo, basta chiedere un permesso. Come si farebbe se a essere in difficoltà fosse un parente stretto.

 

L’UNIVERSITÀ LA SAPIENZA CREA UN PRECEDENTE IMPORTANTE

All’Università La Sapienza di Roma si è verificato un caso che è destinato a creare un precedente importante. Una dipendente dell’Ateneo capitolino è infatti uscita vittoriosa dalla sua personalissima battaglia. A maggio uno dei suoi due cani si è ammalato seriamente. L’ingrossamento della tiroide imponeva un intervento chirurgico in tempi brevi per evitare complicazioni molto gravi.

 

UNA DIPENDENTE CHIEDE UN PERMESSO PER «GRAVI MOTIVI DI FAMIGLIA»

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L’intervento chirurgico di un cane ha creato un caso alla Sapienza che sta facendo molto discutere

Anna, questo il nome dell’impiegata, non potendo contare su nessun familiare, ha dovuto portare lei stessa il cane dal veterinario per l’operazione. Al lavoro ha chiesto due giorni di permesso per «gravi motivi di famiglia».

L’ufficio preposto, come da prassi consolidata, ha richiesto la documentazione che provasse la presenza di una situazione straordinaria. Anna per tutta risposta ha consegnato i referti del veterinario. L’Università ha dunque negato il permesso e conteggiato i due giorni di assenza come ferie.

 

DECISIVO L’INTERVENTO DELLA LAV

Anna non si è data per vinta e su consiglio di un’amica si è rivolta alla Lav. La Lega antivivisezione le ha mostrato sentenze passate che dimostrano come non curare un animale in pericolo di vita equivalga a esercitare forme di maltrattamento. E i maltrattamenti di animali in Italia sono considerati un reato. Ergo: se la signora non avesse portato il suo cane dal veterinario per l’intervento, avrebbe commesso un reato.

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