Intesa SanPaolo incorpora il Banco di Napoli e comincia la cura dimagrante

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Intesa Sanpaolo incorpora il Banco di Napoli, lo storico istituto di credito acquisito nel 2002 dal San Paolo Imi.

 

LE FILIALI CONTINUERANNO AD AVERE LO STESSO NOME

Si tratta però di un’integrazione prettamente societaria, ciò significa che le filiali continueranno ad avere lo stesso nome. E quindi anche per i clienti questo passaggio non provocherà grandi sconvolgimenti.

La vera notizia che riguarda il colosso bancario italiano è però l’intesa raggiunta con le organizzazioni sindacali che porterà a un’imponente ciclo dimagrante nella struttura.

 

PREVISTE NOVEMILA USCITE E 1500 ASSUNZIONI

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Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo

L’accordo prevede infatti novemila uscite volontarie entro il 2020 e 1500 assunzioni. Quando l’operazione andrà a regime, i risparmi raggiungeranno i 675 milioni di euro all’anno. Una cifra da capogiro anche per una banca di grandi dimensioni come Intesa Sanpaolo.

Il ceo Carlo Messina, dalle pagine del Corriere della Sera, sottolinea come «tutte le uscite previste, comprese quelle del personale proveniente dalle ex banche venete, siano volontarie sia uno degli aspetti significativi che qualifica questo accordo». L’altro punto fondamentale invece «è rappresentato dal programma rivolto ai giovani e finalizzato a 1.500 assunzioni con l’obiettivo di dare grande attenzione ai nuovi mestieri e alle aree più svantaggiate del Paese».

 

EVITATI I LICENZIAMENTI MA IL NUOVO SCENARIO APPARE CHIARO

Secondo i sindacati quest’accordo avrebbe evitato uscite obbligatorie e licenziamenti, tuttavia la previsione di un nuovo inserimento ogni 3,5 uscite rappresenta un dato che non può che far riflettere profondamente su come si stia riorganizzando il mondo bancario dal punto di vista delle risorse umane.

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