No part-time né aspettativa: la mamma infermiera costretta a licenziarsi. È giusto?

infermiera

Famiglia e lavoro. Farli andare d’accordo è sempre difficile. Ormai anche le aziende hanno capito quanto sia decisivo lavorare per trovare il giusto equilibrio, ma spesso i compromessi non sembrano essere raggiungibili.

 

INFERMIERA FULL-TIME RUOLO DIFFICILE CON TRE FIGLI A CASA

L’ultima storia arriva dal piccolo comune di Cene, nella Bergamasca, neppure cinquemila abitanti. Un’infermiera professionale ha deciso di licenziarsi da una casa di riposo dopo che si è vista negare la possibilità di trasformare il suo contratto in un part-time o in alternativa entrare in un periodo di aspettativa.

Con tre figli minorenni, conciliare le ore di lavoro con le necessità familiari sembra essere diventato troppo impegnativo per la dipendente.

 

LE RICHIESTE SONO CADUTE NEL VUOTO
Valoti-cene-infermiera

Giorgio Valoti, il sindaco di Cene

Le richieste sono state numerose nel corso degli ultimi mesi, sempre senza successo. Così, a pochi giorni dal rientro sul lavoro dopo la terza maternità, la giovane donna ha chiesto nuovamente alla “Casa della serenità”, istituto che è controllato dal Comune di Cene, di venirle incontro in qualche modo, ma ancora una volta invano.

Da qui, la decisione estrema di presentare le proprie dimissioni. Per la Cisl, il sindacato a cui si è rivolta l’infermiera, si tratta di una situazione vergognosa.

 

LA CASA DI CURA TEME PER LE CONSEGUENZE SUGLI OSPITI

La replica del sindaco Giorgio Valoti, riportata sulle pagine del Corriere della sera, non sembra però essere foriera di soluzioni a lieto fine. «Non siamo nelle condizioni di accogliere la domanda – spiega –, abbiamo solo quattro infermiere: nessuno pensa alle conseguenze sugli ospiti?». Concedere part-time o aprire a soluzioni temporanee come richiederebbe l’aspettativa, porterebbe a situazioni che la struttura avrebbe difficoltà a gestire adeguatamente, con possibili disagi per gli anziani ospiti.

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