Quando un selfie ti può costare il lavoro. Il caso che scuote Amazon

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Quando un selfie ti può costare il lavoro. Letteralmente. Un dipendente di Amazon avrebbe pagato un prezzo altissimo per una leggerezza.

 

UN DIPENDENTE SAREBBE STATO LICENZIATO PER UN SELFIE

A riportare la notizia è La Repubblica, che racconta come i sindacati stiano cercando di fare luce su un licenziamento dai contorni davvero ambigui. Il dipendente in questione si sarebbe fatto un selfie utilizzando un tablet appoggiato su un bancale. Questione di pochi secondi: avrebbe preso il tablet, scattato la foto e riappoggiato il device subito dopo. Tanto sarebbe bastato per ottenere la lettera di licenziamento.

 

SINDACATI SUL PIEDE DI GUERRA

Lettera che, com’era prevedibile, è stata impugnata dall’ex dipendente. Per quel licenziamento – spiega Fiorenzo Molinari, segretario provinciale della Filcams-Cgil, sempre sulle pagine de La Repubblica – «siamo in tribunale a Milano perché lì ci sono giudici che hanno un’esperienza importante» in merito, e lì «proporremo anche la verifica di incostituzionalità» della norma che ha permesso il taglio del dipendente che si è fatto l’autoscatto.

 

SELFIE IN AZIENDA: SERVONO REGOLE?

Insomma, una vicenda ancora tutta da chiarire e da definire nei particolari. Ma al di là del caso specifico, su cui si attende ovviamente di conoscere dettagli e circostanze precise, si tratta di un caso emblematico di una situazione che riguarda un fenomeno sempre più diffuso.

Ormai i selfie sono entrati con prepotenza nelle nostre vite, ci fanno compagnia in ogni momento, in ogni luogo. Quando e in quali situazioni sui posti di lavoro è lecito “scattarsi una foto” (per dirla alla vecchia maniera)? È sempre e comunque un diritto che non può essere messo in discussione oppure dei regolamenti e delle sanzioni, adeguate e di buon senso, possono essere prese in considerazione almeno in linea di principio?

@BusinessPmi

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