Una naja (senza armi) obbligatoria anche per i Millennials? Lo chiedono gli Alpini

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Far tornare il servizio civile obbligatorio. Non è una boutade ma un’ipotesi che il corpo degli Alpini vorrebbe valutare seriamente assieme al ministero della Difesa e a quello del Lavoro.

 

MINISTRO DELLA DIFESA APERTO ALLA POSSIBILITÀ

E proprio la stessa Roberta Pinotti, partecipando alla tradizionale adunata degli Alpini che quest’anno si è tenuta a Treviso, ha sottolineato che «la riproposizione di una qualche forma di leva civile declinata in termini di utilizzo dei giovani in ambiti di sicurezza sociale non è un dibattito obsoleto».

Insomma, non certo una chiusura tout court. Riproporre un anno di naja vera e propria non sarebbe probabilmente opportuno, ma qualcosa di molto simile al vecchio servizio civile, quello previsto per gli obiettori di coscienza che preferivano evitare di imbracciare pistole e fucili, potrebbe rivelarsi utile alle nuove generazioni, alle quali spesso sembrano mancare le basi della disciplina e dell’autocontrollo.

 

GLI ALPINI: UN SERVIZIO DI TIPO MILITARE NON FAREBBE MALE
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Roberta Pinotti, ministro della Difesa

Sebastiano Favero, presidente dell’Associazione nazionale degli Alpini (Ana), intervenendo sul Corriere della Sera, lo ha spiegato chiaramente: «Noi siamo qui a chiedere che i giovani facciano la naja. In forma diversa, per noi un servizio di tipo militare non farebbe male».

Allo studio ci sarebbe già un progetto. «Un servizio di tipo civile, quindi senza armi, ma dentro il sistema militare, per apprenderne gli ordini, la formazione».

 

GLI ULTIMI A “PARTIRE” OGGI HANNO QUASI 40 ANNI

Una nuova versione, riveduta e corretta adeguandosi ai tempi. Sì, perché se è vero che ormai le guerre si combattono sempre meno sul campo, un anno di formazione para-militare (seppur senza armi) e di servizi socialmente utili, potrebbero contribuire a migliorare lo sviluppo psico-fisico delle nuove generazioni.

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