Territo, l’urologo senza frontiere: «Qualsiasi lavoro fai, amalo»

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Urologo senza frontiere: è dottorando presso l’università di Modena e Reggio Emilia; borsista in oncologia e trapiantologia renale a Barcellona; sta compiendo il training in chirurgia robotica in Olanda.

È Angelo Territo, 31 anni il prossimo 4 luglio, originario di Licata in provincia di Agrigento: il suo nome già figura sul World Journal of Urology, dove lo scorso febbraio è stato presentato un articolo firmato dal team che a luglio del 2015 ha eseguito il primo trapianto renale europeo completamente robotico da donatore vivente. A guidare l’équipe di trapiantologia renale dell’ospedale universitario fundació Puigvert di Barcellona è l’italiano Alberto Breda.

 

Angelo Territo, cosa offre Barcellona a un giovane ricercatore?

Angelo Territo e Alberto Breda durante una procedura di estrazione renale laparoscopica da donatore vivente

Angelo Territo e Alberto Breda durante una procedura di estrazione renale laparoscopica da donatore vivente

«Nel panorama europeo la fundació Puigvert è considerata la “mecca” di ogni urologo. Si tratta di un imponente ospedale universitario interamente dedicato alle patologie uro-nefro-andrologiche. Quindi, per un giovane urologo costituisce una straordinaria opportunità di crescita professionale e umana. Personalmente, ho avuto la fortuna di conoscere e lavorare con il dottor Breda, responsabile dell’équipe di trapiantologia renale ed eccellente urologo. Attualmente il dottor Breda rappresenta il mio mentore e a lui devo la mia crescita professionale (sia in termini di abilità chirurgiche che di produzione scientifica) e i miei successi professionali maturati negli ultimi due anni».

 

Quali sono i risultati clinici che avete ottenuto grazie al trapianto renale robotico?

«A un anno dall’esordio i risultati clinici già pubblicati hanno dimostrato un miglior recupero post operatorio, con riduzione delle giornate di degenza ospedaliera, minore richiesta di trasfusioni ematiche, minor dolore e ottimi risultati cosmetici. Inoltre, nella nostra casistica, non abbiamo riscontrato alcune complicanze tipiche della chirurgia tradizionale a cielo aperto. La visione magnificata e tridimensionale del campo operatorio consentono inoltre al chirurgo un’estrema precisione dei movimenti».

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