La carrozzina? Verso la pensione. Marioway mette tutti alla stessa altezza

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«Quando ognuno di noi ha a che fare con qualcuno seduto “dal basso” della sua carrozzina, incontra prima la disabilità e poi la persona. Marioway rivoluziona questo paradigma mettendo “l’altro” alla nostra stessa “altezza”». Mario Vigentini, presidente e amministratore delegato di MarioWay, si è messo in testa un’idea piacevolmente sconcertante: creare una carrozzina per persone con paraplegia che consenta di muoversi agevolmente in posizione eretta.

A BiMag racconta che l’intuizione è nata dopo diversi anni di lavoro assieme a persone con disabilità. E quando si opera nel campo educativo, spiega Vigentini, lo strumento fondamentale «è la relazione». Se siamo in grado di costruire un rapporto «profondo e sincero con “l’altro” diverso da noi, tale relazione è in grado di dischiudere nuovi orizzonti di senso e trasformare in meglio la realtà che ci appartiene». Per raggiungere questo traguardo dobbiamo però «essere disposti a perdere i nostri pregiudizi e i nostri preconcetti».

 

 

Man of vision, c’è scritto sulla sua business card. E in effetti le parole che usa somigliano poco a quelle che si è soliti sentire da un imprenditore. La dimensione sociale sembra prevalere in modo netto su quella economica. «Ciò che facciamo ha uno scopo molto più complesso e ambizioso rispetto al device: costruire “ben-d’essere” per ogni uomo». Come laboratorio di ricerca è stato scelto il Kilometro Rosso, sede ideale per aziende che hanno voglia di fare ricerca e innovazione.

 

Mario Vigentini, presidente e ad di Marioway

Mario Vigentini, presidente e ad di Marioway

Quali sono le differenze del vostro progetto rispetto alla tradizionale carrozzina?

«Marioway intende cambiare il paradigma della disabilità semplicemente cambiando il punto di vista. Non più guardati dall’alto verso il basso ma all’interno di una simmetria relazionale. La carrozzina per disabili tubolare pieghevole nasce dall’idea di un ingegnere che l’ha brevettata nel 1932. E del 1932 ereditiamo quell’approccio medico/sanitario. Marioway, pensato per persone con disabilità motoria, è un mezzo elettrico rivolto a tutti. Questa apertura abbatte le barriere culturali, rompendo la linea che separa i mezzi per persone disabili da quelli per persone “abili”. Quando vedremo un pilota su Marioway, non lo connoteremo in nessun modo».

 

Perché viene definito “una rivoluzione culturale”?
«Perché abbiamo sempre interpretato il rapporto verso alcune “categorie” di persone come una relazione di aiuto, che va nella direzione unica verso “l’altro”. Ci sbagliamo. Se osserviamo con maggiore profondità e siamo disposti a guardare con occhi nuovi l’altro, scopriamo che è portatore di una umanità preziosa anche per noi che ci consideriamo “normali”. Ecco che allora tutto cambia. Marioway è una benefit corporation, status che introduce nello statuto delle aziende concetti “rivoluzionari” come quello di “bene comune”».

 

Si legge infatti nello statuto Marioway: «In qualità di società benefit la società intende perseguire una o più finalità di beneficio comune e operare in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni e attività culturali e sociali, enti e associazioni ed altri portatori di interesse». E ancora: «In merito alle finalità di beneficio comune, lo scopo ultimo della società è quello di creare “ben d’essere” per ogni uomo, nella sua unitaria dimensione bio-psico-sociale, attraverso strumenti tecnologici e ogni altra attività volta a garantirne lo scopo, in una prospera attività economica per sostenerne la vitalità commerciale, per finanziarne il continuo miglioramento e per rendere possibile l’avvio di altre attività che siano coerenti con il suo scopo ultimo».

 

Alex Zanardi e Bebe Vio, due campioni veri. Nello sport e nella vita

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Persone uniche come Alex Zanardi o Bebe Vio possono contribuire a cambiare l’approccio nei confronti di persone con disabilità?
«Alex Zanardi e Bebe Vio rompono gli schemi, rendono straordinaria la loro disabilità, offrendoci l’opportunità di uscire da ciò che riteniamo convenzionale. Quando li sentiamo parlare o ne ammiriamo le loro imprese, siamo noi a sentirci “disabili”. Ci obbligano a cambiare il nostro punto di vista! E questo contribuirà, prima o poi, a cambiare il punto di vista della società intera verso ciò che etichettiamo come diverso da noi».

 

MarioWay è un esempio concreto di open innovation?
«Nel codice etico di Marioway c’è scritto che “è una società fondata sulla volontà di costruire e progettare insieme, fra gli ideatori, i finanziatori, i fornitori, le persone con paraplegia” e che “lavora in partnership con organizzazioni non profit, per sfruttare pienamente il potenziale di cambiamento verso un capitalismo più cosciente e sostenibile”. Ecco, questo è per noi un modello open innovation».

 

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Ballare senza guardare dal basso in alto, MarioWay vuole rivoluzionare la vita delle persone con disabilità

Un modello che sembra funzionare…
«Il device Marioway si è costruito grazie alla collaborazione di molte persone che vivono il problema in prima persona e che hanno dimostrato il loro interesse vedendo in Marioway un potenziale straordinario. Tutti hanno iniziato a collaborare al progetto a titolo completamente gratuito e, in tal senso, più che essere un risultato concreto del modello open innovation sembra essere il risultato concreto della “provvidenza”. Grazie al lavoro congiunto siamo arrivati alla quarta generazione prototipale e a ultimare la versione definitiva».

@GmGallizzi

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