La bellezza abita al CERN, un film documentario la indaga e la racconta

«L’essenziale è invisibile agli occhi». Quella che è forse la frase più famosa de Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry è più che mai azzeccata per raccontare un film particolare, un documentario che sta facendo inaspettatamente parlare di sè. Il senso della bellezza – arte e scienza al CERN, film documentario sul CERN di Ginevra presentato nei giorni scorsi nelle sale cinematografiche, ha sbaragliato i botteghini e si è posizionato tra i film più visti e ottenendo la miglior media di incassi nella prima giornata di programmazione. 

Un successo non previsto che spiega come il genere del documentario stia vivendo una seconda rinascita, arrivando a essere competitivo non solo sulla tv on demand, ma anche nelle sale cinematografiche. 

 

IL FILM DOCUMENTARIO E IL CERN

 

il senso della bellezza CERN

Al CERN che nel 1990 nasce il World Wide Web

Ciò che ha mosso il regista Valerio Jalongo nel raccontare il CERN è chiaro fin dal titolo del docufilm: il regista a cercato di raccontare il lavoro dei 10 mila scienziati che da tutto il mondo collaborano per trovare risposta alle domande fondamentali della vita.

Da sempre l’uomo si chiede chi è, da dove viene, dove va, da sempre lavora per rispondere a queste domande. Al CERN si cercano le risposte a queste domande. Le cercano scienziati che arrivano da nazionalità e culture diverse, che credono in Dio o solo nella scienza, ma che hanno un denominatore e uno scopo comune, quello di cercare la verità e l’origine delle cose. E lo fanno, secondo Jalongo, avvalendosi di una sorta di sesto senso, quello della bellezza

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