Dopo il food truck il music truck. Quelli dell’Ape, funky anticrisi

 

E dunque…

L'Ape TM 703 del 1989 utilizzato dalla band Quelli dell'Ape

L’Ape TM 703 del 1989 utilizzato dalla band bresciana Quelli dell’Ape

«A quelle tre lettere “ape” fu naturale associare mentalmente il mezzo della Piaggio così come una miriade di idee che tuttora mulinano in una sorta di brainstorming non stop. Il bello dell’Ape (il triciclo a motore) è che al massimo fa i 60 chilometri orari in discesa: era esattamente ciò che stavamo cercando. L’Ape ci chiamava: ne trovammo uno furgonato nel Milanese che faceva proprio al caso nostro. Si trattava di un Ape TM 703 del 1989, praticamente un catorcio al limite della demolizione: lo abbiamo sempre definito “rock” per via delle ammaccature e delle grinze arrugginite che lo caratterizzano. Una volta terminata la manutenzione d’obbligo, la meccanica girava benissimo. Fatto, eravamo pronti per partire con Quelli dell’Ape».

 

Quale doveva essere lo stile musicale di Quelli dell’Ape?

«Qualcuno si vedeva “reggae-style” pur sempre senza marjuana ma soprattutto senza rasta (Andrea, detto Cichi, avrà pure la tartaruga, ma i capelli… mica si può avere tutto nella vita, no?). La velocità di crociera dell’Ape aggiungeva piacere al piacere: il progetto doveva essere “sciallo”, rilassato, sereno. Parole d’ordine: niente frenesia».

 

 

Cosa sognavate?

«“Portiamo la musica nei posti più impensabili”, ci dicevamo. E ancora “attrezziamo il cassone dell’Ape con tutto il necessario per non dipendere da nessuno”. Oppure: “Arriviamo, tiriamo il freno a mano, attacchiamo la spina, suoniamo, salutiamo e torniamo a casa. Punto.” Questi spunti completavano il quadro delle premesse e, allo stesso tempo, rappresentavano gli obiettivi.

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