La Salerno-Reggio Calabria vede la luce. Ma è vera gloria?

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Dopo 55 anni di attesa l’autostrada Salerno-Reggio Calabria è finalmente completata. C’è chi sembra aver voglia di fare festa, ma forse stavolta non è davvero il caso.

 

AUTOSTRADA SIMBOLO DELL’ITALIA CHE NON FUNZIONA

Sì, perché questa grande opera, più di ogni altra, è il simbolo iconico dell’Italia che non ci piace. Quella della lentezza, della burocrazia ottusa e delle zone d’ombra. Tutto il contrario di ciò che cerca di raccontare quotidianamente BiMag, un portale alla continua ricerca del lato buono dell’imprenditoria nazionale, quella dell’impegno, della volontà e della fame di innovazione.

 

DIFFICILE PER LE NOSTRE IMPRESE COLMARE GAP DI CREDIBILITÀ ALL’ESTERO
Amintore Fanfani, presidente del consiglio nel 1962, assicurò che in due anni i lavori della Salerno-Reggio Calabria sarebbero stati conclusi

Amintore Fanfani, presidente del consiglio nel 1962, assicurò che in due anni i lavori della Salerno-Reggio Calabria sarebbero stati conclusi

Il nostro Paese ha bisogno di modelli positivi. La Salerno-Reggio Calabria non solo non lo è, ma per l’Italia, dal punto di vista dell’immagine, è una zavorra che ci si porta dietro da anni. I successi formidabili di centinaia di piccole, medie e grandi imprese non riescono a colmare il gap di credibilità che scontiamo all’estero a causa di questo monumento all’inefficienza.

Sentire il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni dire che «l’Italia è un grande Paese perché è affidabile», proprio nel corso dell’inaugurazione della cerimonia di completamento della Salerno-Reggio Calabria, sollecita perplessità. Sentirlo aggiungere: «Abbiamo dimostrato che quando prendiamo un impegno siamo capaci di mantenerlo», come minimo, inquieta.

 

FINE LAVORI PREVISTA NEL 1964. UN RITARDO DI MEZZO SECOLO

Nessuno vuole essere disfattista, c’è senz’altro da rallegrarsi della novità. Ma senza dimenticare che i lavori di quest’opera cominciarono i 21 gennaio del 1962. Il presidente del Consiglio era Amintore Fanfani, che assicurò che sarebbero stati necessari solo due anni per chiudere tutti i cantieri. Si sbagliò, di circa mezzo secolo.

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