Loro hanno la Silicon Valley, noi la food valley. Renzi (Ping): uniti si vince

uva croatina food valley

Food valley petrolio d’Italia. Ne è convinta Ilaria Renzi, fondatrice a Lodi assieme a Paolo Conte di Ping innovazione agroalimentare, società specializzata nella valorizzazione dei marchi e dei prodotti delle piccole e medie imprese.

Nel nome – Ping, appunto – è riassunta la voglia di slancio comune alle aziende del food del nord Italia, e non solo. È Ilaria, dal PTP Science Park nel Lodigiano, a guidare BiMag in un percorso alla scoperta dei punti di forza e di debolezza della food valley italiana.

 

Ilaria Renzi, cosa significa fare oggi l’imprenditrice nel settore agroalimentare?

Ilaria Renzi, fondatrice di Ping

Ilaria Renzi, fondatrice di Ping

«Fare impresa nell’agroalimentare è una sfida appassionante, perché si tocca con mano l’eccellenza Made in Italy di cui tutti parlano. C’è però margine di miglioramento. Ping innovazione agroalimentare è una startup, siamo partiti a gennaio, anche se l’idea è nata durante il corso per tecnico superiore per la valorizzazione delle produzioni agroalimentari, quindi almeno 6 mesi fa. Il nome Ping deriva dalle iniziali di chi ha condiviso il progetto iniziale, ma mi piace pensarlo anche come il suono di un rimbalzo che va verso l’alto, proprio quello che vorrei far fare alle imprese agroalimentari italiane».

 

Cosa manca alle aziende della “food valley italiana” per affrontare il mercato globale?

«Sicuramente manca una visione comune strategica come accade negli altri Paesi. Inoltre le nostre produzioni di eccellenza derivano per lo più da piccole e medie aziende che faticano a esportare per i costi, ma anche perché non riescono a far conoscere i loro prodotti a nuovi potenziali mercati».

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