Il food delivery 2.0? Bene ma non benissimo, cibo a domicilio ancora poco “digitale”

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Negli anni ‘90 se trovavi vicino a casa una pizzeria che faceva consegne a domicilio, il numero di telefono lo scrivevi in grande su un foglio che attaccavi alla parete per non rischiare di perderlo. Era una rarità.

 

IL FOOD DELIVERY RICHIEDE SOLO POCHI TAP

Dopo l’ordinazione, ti mettevi comodo e aspettavi (molto) pazientemente la consegna della tua margherita, inesorabilmente fredda e gommosa.

Nel 2017 a domicilio non arriva solo la pizza ma ogni sorta di piatto, dal più semplice al più sofisticato. Il telefono serve ancora, ma non per telefonare. Esistono ormai decine di app che permettono in pochi tap di scegliere cosa mangiare e da quale ristorante farlo arrivare. Tutto avviene in modo molto rapido. Pagamenti con carta di credito o al fattorino alla consegna.

 

GLI ORDINI CHE IN ITALIA SI FANNO IN UN MESE, LONDRA LI FA IN UNA SERATA

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A Londra il food delivery digitale è molto sviluppato

Il food delivery comincia a far registrare interesse crescente anche nel nostro Paese, anche se rispetto ad altre realtà europee il gap, dal punto di vista tecnologico, è ancora evidente: «In Italia in questo momento il digitale pesa solo il cinque per cento del cibo a domicilio, il 95 per cento si muove ancora sui canali tradizionali: gli ordini che qui registriamo in un mese, Londra li fa in una serata», spiega Andrea Frascaroli, responsabile per il centro Italia di Just Eat, parlando col giornalista di Corriere Imprese.

 

PER I RISTORANTI UN’OCCASIONE DI RAGGIUNGERE NUOVI CLIENTI

Just Eat è una delle piattaforme più popolari in questo campo, assieme ad altri nomi come Foodora o Deliveroo.

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