A Verona stop a pesche e kiwi. In agricoltura oggi vincono bambù e lumache

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Cambiare per non morire. Una regola che vale per qualsiasi azienda, anche quelle agricole.

 

PESCHE, CILIEGIE E KIWI NON GARANTISCONO PIÙ UNA BUONA REDDITIVITÀ

A Verona ad esempio gli agricoltori ormai da tempo devono fare i conti con numerose difficoltà. Prodotti che per decenni hanno dato ottimi risultati, come pesche, ciliegie e kiwi, non riescono più a garantire una redditività adeguata. In alcuni casi, una volta pagate spese e tasse, in tasca rimane quasi nulla.

 

IN AGRICOLTURA I CAMBIAMENTI SPESSO SONO TROPPO LENTI

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Allevare lumache, la cui bava è molto richiesta in ambito cosmetico, potrebbe rivelarsi particolarmente redditizio

La Confagricoltura locale ha allora dato alcune dritte per incoraggiare gli imprenditori a rivedere le proprie coltivazioni, anche in misura radicale.

Sì, perché a volte basta davvero poco per tornare a macinare utili in quantità. Bisogna solo sintonizzarsi sulle dinamiche di mercato, e assecondarle. In agricoltura i cambiamenti vanno spesso a ritmo troppo blando rispetto a ciò che richiede la domanda dei consumatori. Alcuni prodotti attraversano veri e propri boom di richieste (seppur in alcuni casi per periodi brevi) che devono trovare un riscontro rapido. Si pensi alle bacche di goji, ai semi di chia, al melograno o alla quinoa.

 

È IL MOMENTO DI PUNTARE SU NOCI, NOCCIOLE E LUMACHE

Quali sono allora i prodotti che potrebbero regalare qualche soddisfazione in più? Noci e nocciole, ad esempio. Ma anche il bambù, che grazie alla sua versatilità, incontra un’ottima accoglienza sul mercato. E tra l’altro non richiede impegno o attrezzature particolari. Un’altra opportunità potrebbe venire dalle lumache, la cui bava viene usata con successo in campo cosmetico.

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