L’etichetta «senza» vale 2 miliardi nell’agroalimentare

Gluten-free_ok

Senza olio di palma. Oggi è un must per l’industria agroalimentare. Ma la filosofia del «senza» negli alimenti è ormai una gallina dalle uova d’oro e si allarga ad ampi settori di consumo, dal food al beverage. Un mercato che nei primi sei mesi dello scorso anno è stato quantificato da Coop in quasi 2 miliardi.

 

I PRODOTTI «SENZA» BATTONO QUELLI «CON» SECONDO IL RAPPORTO COOP
Il trend premia l’etichetta dei prodotti «senza», secondo il rapporto Coop 2016

Il trend premia i prodotti «senza», che battono quelli «con», secondo il rapporto Coop 2016

Senza additivi, senza zucchero, senza coloranti, senza conservanti, senza  glutine, senza sale, senza lattosio, senza solfiti. Oggi il business si fa togliendo più che aggiungendo. Nel rapporto Coop 2016, nel primo semestre dell’anno, il giro d’affari dei prodotti «senza» ha più che doppiato quello dei prodotti «con» (vitamine, minerali, probiotici, omega-3): «quasi 2 miliardi rispetto a 670 milioni. L’indicazione è del resto chiara: i consumatori non si fidano più dei prodotti miracolistici. Niente vitamine o molecole magiche. Si sentono, al contrario, più rassicurati se c’è meno chimica possibile. Non stupisce, del resto, che secondo un’indagine Nielsen al primo posto delle richieste dei consumatori ci sia l’alimento il più possibile naturale.

 

LA RICERCA DEL BENESSERE CON IL PRODOTTO NATURALE E IL SUPERFOOD 
Il consumatore cerca sempre di più un'etichetta "pulita" e corta, secondo Albino Russo, direttore dell'Ufficio Studi Coop

Albino Russo, direttore dell’Ufficio Studi Coop

«Il mercato che ruota attorno ai cibi “senza” – commenta Albino Russo, direttore dell’Ufficio Studi Coop – è quello che noi abbiamo definito il cibo della rinuncia. In questo segmento si muovono i celiaci, che rappresentano dal 2 al 4 per cento della popolazione, ma ci sono anche coloro che sono o si ritengono intolleranti e poi quegli italiani attenti alla loro salute in generale. Il punto è che sono cambiate le metriche che guidano gli acquisti degli italiani. Prima i comportamenti erano dettati dal proprio status, oggi invece ci sono due fattori che si combinano insieme.

CONTINUA A LEGGERE QUESTO ARTICOLO  >

Pagine: 12

Bimag QUOTES

1 / 20
2 / 20
3 / 20
4 / 20
5 / 20
6 / 20
7 / 20
8 / 20
9 / 20
10 / 20
11 / 20
12 / 20
13 / 20
14 / 20
15 / 20
16 / 20
17 / 20
18 / 20
19 / 20
20 / 20

Restiamo in contatto

Vuoi essere aggiornato su finanziamenti e opportunità di business in Italia e nel mondo? Iscriviti alle newsletter di BiMag.