NPLs e riqualificazioni. Il mattone riparte anche da qui

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Gestione delle sofferenze per 200 mld di euro e riqualificazione del patrimonio pubblico e privato. L’immobiliare può e deve ripartire anche da qui. Di tutto questo si è discusso ieri a RE-Start, un convegno organizzato a Milano da Business International, che ha fornito molteplici spunti di riflessione sullo stato dell’arte dell’industria immobiliare e sulle potenzialità per la ripartenza.

Ad alternarsi al tavolo di discussione alcuni tra i principali protagonisti del settore oltre a rappresentanti di autorità ed enti pubblici coinvolti nei processi decisionali. Ad aprire i lavori, l’intervento di Giorgio Gobbi, capo del Servizio Stabilità Finanziaria di Banca d’Italia che ha tracciato un quadro d’insieme sull’attuale situazione economica del Paese caratterizzato da bassa inflazione e bassi tassi di interesse che rappresentano certamente un contesto favorevole sia per il settore immobiliare sia per il sistema economico più in generale. Gobbi ha però puntato l’attenzione anche  su qualche motivo di preoccupazione sul fronte internazionale caratterizzato da instabilità, si pensi ad esempio alla minaccia terroristica, al rallentamento delle economia in Cina e in altri Paesi emergenti. “In generale, ha proseguito il dirigente di via Nazionale, c’è certamente un ritorno alla crescita che se continuerà anche nel 2016, allora i riflessi sulle attività finanziarie saranno più controllabili”.

Ma è stato con Pierluigi Bellardo, direttore Area Structuring & Investor Relations di Sorgente Sgr, che la discussione è entrata nel merito del comparto immobiliare e in particolare del mercato degli NPLs (Non Performing Loans), che rappresenta un settore di interesse anche per la società guidata da Valter Mainetti. Sorgente Sgr infatti si sta muovendo in questo settore specifico andando ad acquistare interi portafogli di NPLs direttamente a monte e non intervenendo in asta; il tutto mediante uno specifico fondo, già autorizzato da Banca d’Italia, la cui operatività è attesa entro il primo trimestre del 2016.

“Le banche sono diventate il più grande proprietario immobiliare dopo lo Stato e la Chiesa”, ha dichiarato Riccardo Serrini, ceo Prelios Credit Serving, riferendosi all’ammontare, stimato in 200 miliardi di euro, di crediti in sofferenza iscritti nei bilanci delle banche. Il problema è che a fronte di questa montagna di crediti incagliati, gli accantonamenti della banche italiane coprono solo il 50% (contro ad esempio il 70% accantonato dagli istituti di credito  in Spagna) e solo andando a coprire la differenza tra il valore nominale delle sofferenze iscritte a bilancio e gli accantonamenti stanziati, l’immobiliare potrà ripartire e potrà farlo proprio attraverso la ripresa del mercato degli NPLs. Certo si tratterà di una gestione che parta dalla consapevolezza degli errori commessi in passato e soprattutto mediante una gestione proattiva grazie all’intervento in asta di apposite società REOCO (Real Estate Owned Company) chiamate ad acquistare l’immobile in asta quando il prezzo tende a scendere molto al di sotto della Ctu, fissando così una sorta di stop loss sull’eventuale svalutazione dell’asset.

Non solo di finanza sarà fatta la ripresa del mercato immobiliare ma anche di riqualificazione. Ne hanno parlato sempre in occasione di RE-Start,  Armando Ricca, di CdP Immobiliare, secondo il quale stiamo assistendo alla rifocalizzazione sul prodotto e sulla qualità ad esso correlata, e altri manager con funzioni di gestione immobiliare all’interno di grandi aziende come nel caso di Paolo Gencarelli (Unicredit), Nicola Martinelli (eFM) e Giovanni Andrea Iapichino (Telecom Italia), che hanno presentato progetti di riutilizzo di spazi direzionali in chiave smart working, che ormai rappresenta il futuro degli uffici e ben interpreta quel modello di sharing economy che da tempo si sta affermando come modello di sviluppo economico alternativo.

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