Riserva San Massimo, il vero Carnaroli che non respira gasolio

 

MANGIAMO RISO ESSICCATO CON IL GASOLIO, ALTRIMENTI ANDREBBE IN CRISI L’AGRICOLTURA DEI CEREALI IN ITALIA

Il riso di Riserva San Massimo viene prodotto con una lenta essiccazione per conservare le proprietà

Il riso di Riserva San Massimo viene prodotto con una lenta essiccazione per conservarne le proprietà

Altro plus dell’Azienda è la tecnica di lavorazione. Niente utilizzo di gasolio per l’essiccazione, ma metano, con uno scambiatore termico che evita il contatto tra esalazioni e chicchi di riso. Ed essiccazione lenta per mantenere proprietà e qualità del chicco.  

«La legge dice che l’essiccazione dei cereali si fa a gas – fa sapere –, ma si va avanti di proroga in proroga e si permette ancora l’utilizzo del gasolio agricolo, che è tassato poco e costa meno. Se dall’oggi al domani il governo dicesse che non si può più essiccare a gasolio, andrebbe in crisi l’agricoltura dei cereali in Italia, perché l’ottanta per cento utilizza questa pratica anche per la pasta.

Se vuoi essiccare a gas – continua – , devi pagare tutti gli scavi. Questo significa duecento-trecentomila euro di costi. Ci sono diverse tipologie, ma con il gasolio, comunque, un po’ di fumi fuoriescono e la combustione produce sostanze inquinanti che vanno sul chicco di riso. I benzeni del gasolio si vanno poi a combinare con i sentori aromatici del riso togliendogli i profumi. Altro punto importante – aggiunge – è la lentezza dell’essiccazione. Se si aumenta la temperatura, si diminuiscono i tempi, ma si fa una sorta di pre-cottura, si creano microfessure nel chicco e il riso scuoce. Noi essicchiamo a 48 gradi»

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