«Rosso marcio», nei sughi italiani pomodoro cinese

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Da anni si evoca il sospetto. Ma oggi carta canta. Il pomodoro cinese, di dubbia qualità, si trova anche sulle tavole degli italiani, nascosto in sughi e concentrati. Rosso marcio è il titolo del libro inchiesta edito da Piemme, che sta facendo discutere, scritto da Jean-Baptiste Malet, collaboratore di Le Monde diplomatique e Charlie Hebdo.

 

CINA-USA-ITALIA: GLI ABUSI NELLA FILIERA DELLA TRASFORMAZIONE DEL POMODORO

Il pomodoro cinese arriva nascosto in salse e sughi sugli scaffali della grande distribuzione organizzata

Il pomodoro cinese arriva anche sugli scaffali della gdo (foto Marmorino/NewPress)

Jean-Baptiste Malet ha setacciato per due anni le zone di maggiore trasformazione del pomodoro,  seguendo i passaggi della filiera. Dalla Cina, primo esportatore al mondo di concentrato di pomodoro industriale, alle fabbriche californiane, alle piantagioni e agli impianti del Sud Italia, dove lo sfruttamento di manodopera immigrata clandestina è anche legata a doppio filo con le mafie. Ed è arrivata all’Africa, diventata terra di delocalizzazione in condizioni igenico-sanitarie precarie.

Le importazioni in Italia di concentrato cinese – spiega il volume – sono lievitate in pochi anni. La motivazione è semplice: viene spesso mischiato nei prodotti nazionali o europei. Quello di più bassa qualità, destinato a mercati lontani e poco esigenti, viene rilavorato e tagliato, questa l’accusa, con additivi, coloranti e acqua.

 

MA PER I DERIVATI DEL POMODORO ORA C’È L’OBBLIGO DELL’ETICHETTA TRASPARENTE

Il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, ha firmato un decreto per l'etichetta trasparente nei derivati del pomodoro (foto Marmorino NewPress)

Il ministro Martina (foto Marmorino/NewPress)

È dello scorso ottobre un decreto firmato dal ministro Maurizio Martina che obbliga a riportare sulle confezioni dei derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia, il Paese di coltivazione e di trasformazione. Una risposta a Coldiretti che da tempo ha chiesto l’etichetta trasparente, con la dicitura della provenienza delle materie prime.

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