Sabelt, le cinture di sicurezza nate a Moncalieri e arrivate nello spazio, passando per la Formula 1

In Formula 1 ci sono 10 squadre: 8 di loro montano cinture di sicurezza italiane. Ferrari compresa, ovviamente. Le produce tutte la stessa azienda, la Sabelt (da “Safety belt”) di Moncalieri, fondata nel 1972 da Giorgio Marsiaj e rimasta azienda di famiglia pur espandendosi nel mondo. E pure nello spazio. Lui è ancora presidente, il figlio Massimiliano è il suo vice, e le loro cinture fatte a mano custodiscono le vite dei piloti più forti del mondo. “E presto punteremo forte anche sull’aerospaziale”, spiega Marsiaj a Repubblica: le cinture Sabelt sono a bordo di Cygnus, il modulo costruito a Torino da Thales Alenia Space e che serve per rifornire la stazione spaziale. Non solo cinture, però. Anzi: l’80% del fatturato di Sabelt arriva dai sedili, montati su auto da corsa e di lusso.

I MIGLIORI MONTANO LE SABELT
Sabelt produce cinture di sicurezza (e non solo) dal 1972

Sabelt produce cinture di sicurezza (e non solo) dal 1972

Qualche esempio? Il 30% delle Ferrari incluse la 488 e 812 Superfast, tutte le McLaren (compresa la Senna appena lanciata) e molte altre auto sportive. «Nel mondo delle auto sportive – racconta al quotidiano Giorgio Marsiaj – siamo leader tecnologici ed è in quel segmento di mercato che abbiamo buone chance per crescere ancora ed espanderci».

 
SABELT E QUELL’INTUIZIONE DEL 1972
I dipendenti di Sabelt, azienda che fattura oltre 40 milioni di euro l'anno

I dipendenti di Sabelt, azienda che fattura oltre 40 milioni di euro l’anno

La fortuna di Sabelt, che nel corso degli anni è entrata e uscita da grossi gruppi come il colosso americano Trw e la Brembo in Italia, ma oggi è di nuovo indipendente (con un fatturato che negli ultimi anni si è raddoppiato, arrivando a 45 milioni di euro), fu un’intuizione. Quella di puntare sulle cinture di sicurezza quando ancora si usavano solo nel mondo delle corse: non c’era una legge che le rendesse obbligatorie. Fino al ’74 in Italia e agli anni Ottanta in Italia, quando Sabelt si fece trovare già pronta. Facendo grandissimi affari con la Fiat, che in quel periodo a Mirafiori produceva 6mila auto al giorno.

 
GLI OBIETTIVI DEL FUTURO

La Formula 1, le auto sportive, l’aerospaziale. Con l’obiettivo di crescere ancora, fino a 55 milioni di euro di fatturato nei prossimi anni, mantenendo lo stesso livello qualitativo. E poi? I progetti per il futuro non mancano: «Ora stiamo studiando la possibilità di entrare nel segmento dell’aviazione civile – spiega Marsiaj – si tratta di procedure lunghe, ma siamo fiduciosi». Con una linea guida ben chiara in mente: «La manifattura deve tornare al centro di tutto, perché è lì che si creano know how e innovazione».

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