Save the Duck, il piumino italiano senza piume d’oca è un successo all’estero

Il prossimo inverno apriranno anche il primo monomarca a Milano. L’ultimo segnale del successo della loro idea: un piumino che “salva le oche”. Save the Duck, il marchio di piumini animal free nato 7 anni fa da un’idea di Nicolas Bargi, nipote e figlio di imprenditori del tessile, vola in Italia e all’estero. È il piumino più amato dagli animalisti e da chi in generale pretende il rispetto del mondo animale. La piuma d’oca è stata sostituita con una tecnologia brevettata dal marchio, la Plumtech, «ancora più calda, traspirante e leggera». Un materiale che non ingombra, ha un altissimo livello di traspirabilità e soprattutto non fa male a nessun essere vivente.

SAVE THE DUCK, 50% ALL’ESTERO
Save the Duck ha inventato una tecnologia per fare piumini senza piume

Save the Duck ha inventato una tecnologia per fare piumini senza piume

La crescita continua. L’azienda nel 2017 ha superato i 31,5 milioni di euro di ricavi e nel 2018 punta a toccare quota 36. Per ora vende in 29 Paesi, ed esporta oltre il 50% della propria produzione. Va fortissimo negli Usa e in Giappone, e presto – ha spiegato Nicolas Bargi a Wired – «vorremmo mettere anche un piede in Cina».

Per ora l’e-commerce del piumino copre circa il 10% della vendita, anche se «il 45% dei nostri clienti prima si informa online e poi va in negozio ad acquistare». Non solo piumini con Plumtech: Save the Duck ha prodotto anche altri tessuti sintetici ed ecologici, da “Feel” a “Dull”, dal “Bark” al “Maty”, per altri tipi di giacche e maglie.

AZIENDA ETICA E SMART
Save the Duck esporta oltre il 50% dei suoi prodotti

Save the Duck esporta oltre il 50% dei suoi prodotti

Save the Duck è un’azienda che si definisce «etica e smart, con lo sguardo rivolto al futuro». L’obiettivo comune che anche la moda dovrebbe inseguire è ben definito: «vivere in un mondo completamente animal cruelty free». Per il momento la clientela sta premiando questa linea di pensiero, ed evidentemente il prodotto dell’azienda – i cui uffici ora sono a Milano in via Calabiana – li ha convinti. Ed è piaciuta anche alle più importanti organizzazioni mondiali in difesa dei diritti degli animali.

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