Il guardolo, tra suola e tomaia con Guardolificio Lucchese

Il guardolo, in una scarpa, non è la componente più famosa e celebrata. Per suggellare l’unione tra suola e tomaia serve però anche questa striscia di cuoio o in gomma, cucita per unire le due parti. Nella manifattura del settore delle calzature, in cui la qualità italiana è un’eccellenza mondiale, ogni dettaglio dev’essere perfetto.

A LineaPelle, grande fiera internazionale sulla pelle in scena dal 21 al 23 febbraio a Rho Fiera, BiMag è andato a trovare presso lo stand di Guardolificio Lucchese Pio Mattioli, uno dei titolari di quest’azienda che dal 1961 ha nella lavorazione della pelle la sua vocazione e la sua maestria.

Il guardolo, componente che unisce suola e tomaia di una scarpa

 

DAL GUARDOLO A DIVERSI MODI DI LAVORAZIONE DELLA PELLE 

Il Guardolificio Lucchese è stato fondato nel 1961 da Tommaso Mattioli, padre di Pio. Oggi al timone c’è la seconda generazione, ma l’originaria sapienza artigiana non è andata certo perduta. Come racconta Pio Mattioli: «Abbiamo aggiunto capacità tecnologiche e tecniche certamente notevoli, ma lo spirito è lo stesso di quando mio padre ha iniziato».

Guardolificio è un termine antico, che affonda le sue radici nella tradizionale lavorazione di questa componente in questa zona della Toscana, la piana lucchese. Oggi l’azienda della famiglia Mattioli ha un raggio di azione più ampio: «Il cuore del nostro lavoro è la pelle. I settori sono quello della calzatura, della pelletteria, dell’abbigliamento,  dell’oreficeria e della bigiotteria».
 

LA CRISI NELLA LAVORAZIONE DEL GUARDOLO

Guardolo intrecciato

Guardolo intrecciato

Guardolificio Lucchese, come decine di migliaia di piccole e medie imprese italiane, ha sentito la botta della crisi. Ma grazie a innovazione e tenacia è riuscito a resistere.

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