Ikea cambia nome ai prodotti basandosi su ricerche Google

Ikea ha avuto un’idea di marketing davvero brillante: nel suo Paese d’origine, la Svezia, il colosso dell’arredamento ha rinominato i suoi prodotti basandosi sulle ricerche (in inglese) fatte sul motore di ricerca Google sui più frequenti problemi di relazioni domestiche.

Ecco che, invece di quei lunghi e complicati nomi svedesi zeppi di consonanti e difficilmente pronunciabili, ci sono descrizioni come «My girlfriend won’t do the dishes», la mia fidanzata non laverà i piatti, al posto della “lavastoviglie”; oppure «My sono in afraid of the dark», mio figlio ha paura del buio, per descrivere una lampada notturna per bambini.

 

IKEA RETAIL THERAPY, LA NUOVA CAMPAGNA IKEA
Lo store Ikea di Carugate (Milano)

Lo store Ikea di Carugate (Milano)

La campagna ha un nome efficace e molto indicativo: Ikea Retail Therapy, la terapia al dettaglio Ikea. Una specie di psicologia dell’acquisto che vuole anche aiutare a risolvere i piccoli problemi quotidiani che appesantiscono le relazioni di coppia o quelle famigliari. Con, in aggiunta, una carica di simpatia nel descrivere i più disparati prodotti.

Ecco che i peluche Ikea diventano: «Mio papà è allergico al pelo degli animali», oppure la bicicletta in questa nuova denominazione diventa: «Mangiate (participio passato, ndr) troppe polpette svedesi». Per centinaia e centinaia di prodotti Ikea ha così donato una nuova descrizione che trae spunto dalle domande fatte sul web al motore di ricerca più utilizzato al mondo.

 

IL MARKETING IKEA SEMPRE ATTENTO ALLA VITA QUOTIDIANA
Un frame dello spot Ikea col bimbo protagonista

Un frame dello spot Ikea col bimbo protagonista

Ikea non è nuova a queste campagne focalizzate sulla vita, e anche sui problemi quotidiani, delle persone. Uno spot dello scorso settembre ha affrontato con grande sensibilità il tema dei figli di genitori separati o divorziati.

Si vede un bambino che lascia casa della madre perché è arrivato il padre a prenderlo, visto che ora è il suo “turno” per l’affidamento del piccolo. Il figlio lascia il suo piccolo rifugio, la sua cameretta, e va col papà. Il suo volto malinconico trova un po’ di serenità solo quando, a casa del padre, entra nella “sua” cameretta. Che, non c’è bisogno di dirlo, è firmata Ikea ed è identica a quella a casa della madre.

CONTINUA A LEGGERE QUESTO ARTICOLO  >

Pagine: 12

Bimag QUOTES

1 / 20
2 / 20
3 / 20
4 / 20
5 / 20
6 / 20
7 / 20
8 / 20
9 / 20
10 / 20
11 / 20
12 / 20
13 / 20
14 / 20
15 / 20
16 / 20
17 / 20
18 / 20
19 / 20
20 / 20

Restiamo in contatto

Vuoi essere aggiornato su finanziamenti e opportunità di business in Italia e nel mondo? Iscriviti alle newsletter di BiMag.