Il Nebbiolo balla il rock. La musica di Vessicchio fa nascere il vino

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Il mondo vegetale ha una sua intelligenza. Percepisce la luce senza gli occhi. E sente attraverso le vibrazioni. La neurobiologia vegetale ne è convinta. Grandi direttori d’orchestra, come Peppe Vessicchio, portano avanti questa tesi con esperimenti applicati all’agricoltura e al vino. Rafforzare il sistema immunitario delle viti con la musica, per avere uve più sane da cui produrre il primo vino musicale. È questo l’esperimento in corso a Canale d’Alba, nel Roero, in un vigneto dell’azienda agricola Matteo Correggia guidata da Ornella Costa.

 

Ornella Costa, quando è nata l’azienda Matteo Correggia?

Ornella Costa, alla guida dell'azienda agricola Matteo Correggia che produce soprattutto vino Nebbiolo

Ornella Costa, alla guida dell’azienda agricola Matteo Correggia, nel Roero

«Nel 1987, fondata da mio marito Matteo, pioniere nella ricerca della qualità in vigna e cantina. Oggi la porto avanti con i miei figli. Siamo un’azienda biologica. Produciamo circa 145mila bottiglie l’anno, soprattutto Nebbiolo, con la Doc Roero, Arneis, tipico del territorio. Esportiamo per il 60 per cento all’estero, Usa e Giappone. Vantiamo diversi riconoscimenti dalle guide nazionali.

 

Vino biologico o biodinamico: è questa la strada?

«Sono solo la base di partenza. Ma bisogna andare oltre, verso una nuova agricoltura. Ed è questa la cosa che mi ha affascinato quando ho avuto la fortuna di incontrare il Maestro Peppe Vessicchio».

 

Ci spieghi.

Il Maestro Peppe Vessicchio con Ornella Costa nel vigneto che produrrà il primo vino curato con la musica

Il Maestro Peppe Vessicchio con Ornella Costa 

«Il Maestro, persona squisita, umile, di grande sensibilità, stava facendo degli esperimenti sulle frequenze dei tannini del vino. Il “la” glielo ha dato la notizia delle mucche del Wisconsin che producevano più latte con la musica di Mozart. Da noi ha mostrato un esperimento sul vino. Abbiamo degustato due bottiglie identiche di Nebbiolo giovane, un vino che ha bisogno di tempo, con tannini ruvidi. Una delle due è stata poi sollecitata con delle frequenze: riassaggiata, mostrava in bocca una differenza a livello organolettico. Il vino trattato con la musica (l’esperimento era alla cieca) sembrava avere subìto un’evoluzione, un bilanciamento maggiore. È come se avesse avuto un affinamento di un anno. Risultava più armonico, più piacevole».

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