Gli americani studiano l’italiano. Cottini: lingua per aprirsi al mondo

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«Osservo l’America a partire dall’Italia e osservo l’Italia a partire dall’America». Riassume così dal nord-est degli Stati Uniti, via Skype, il suo lavoro: è Luca Cottini, classe 1980, direttore degli studi italiani all’università di Villanova, il più grande e antico ateneo cattolico dello Stato della Pennsylvania.

Ciò che rende unici gli scritti di questo filologo e storico della cultura (con alle spalle un dottorato di ricerca in Romance languages and literatures all’università di Harvard) è lo studio dell’arte e della letteratura italiana in rapporto alla cultura d’impresa: «Mi occupo di trovare la storia e l’idea del mondo che c’è dietro ai grandi brand italiani come Bianchi, Campari e Fiat», spiega a BiMag l’umanista, originario di Varese.

 

Professor Cottini, qual è il fascino esercitato dalla lingua e dalla cultura italiane negli Stati Uniti?

Americani e corsi d'italiano: Luca Cottini dell’università di Villanova negli Stati Uniti

Luca Cottini, direttore degli studi italiani all’università di Villanova in Pennsylvania

«La lingua e la cultura italiana viaggiano su binari paralleli in America. Da una parte l’italiano rappresenta una cultura dell’heritage, di chi cioè, legato a una storia d’emigrazione, vuole tracciare e riscoprire le proprie radici. Dall’altra parte, l’italiano incarna una cultura d’élite, di chi cioè, a partire dal cuore del canone occidentale, vuole acquisire una “nobiltà” culturale. In entrambi i casi, il fascino per la lingua e la cultura si accompagnano alla ricerca di una distinzione, trovata, in un caso, nell’appartenenza a un gruppo etnico-sociale (che tuttavia ha spesso faticato a oltrepassare i propri cliché e a trovare uno spazio autonomo nella cultura americana) e, nell’altro caso, nella ricerca di una credibilità intellettuale (identificata, dal Rinascimento al design, in un’eccellenza di forme artistiche o estetiche)».

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