Cloudian si veste di rosa e sceglie l’Italia per offrire un file storage senza limiti

 

Le aziende italiane hanno capito l’importanza della vostra offerta?
«Io programmo software almeno dal 1979. Di aziende e clienti ne ho visti tanti e sono passata nel pieno dell’evoluzione di un settore che dalla fisicità del floppy disc, anche in Italia, è riuscito lentamente a passare alla smaterializzazione dello storage. Nella mia carriera ho incontrato aziende con una grande visione, in grado di capire ogni singolo bit di ciò che gli proponevo. Detto questo, purtroppo, bisogna ammettere che ancora oggi forse quelli sono casi isolati nel nostro Paese e sarà necessario lavorare ancora molto per arrivare davvero a una comprensione totale e a uno sdoganamento assoluto dei vantaggi di questo tipo di tecnologia. Però, il Belpaese oggi è completamente diverso da com’era vent’anni fa e le nuove aziende guardano molto all’innovazione tecnologica, anche con maggiore consapevolezza se vogliamo. Le difficoltà che si vedono forse sono due. Da una parte c’è stata e c’è ancora la crisi economica, che impone alle società di investire poco, riducendo le opportunità del mercato e forse anche la visione prospettica del business. Dall’altra, la presenza massiva di grandi marchi che monopolizzano il settore basando l’offerta più su rapporti e relazioni di lungo corso che su un’effettiva innovazione delle soluzioni. Un principio difficile da scardinare questo, soprattutto in Italia».

 

Forse ci vorrebbero più innovatrici come lei…
«Quello che davvero mi fa rabbia, se posso permettermi, è il fatto che, secondo me, ci vorrebbero più donne in questo settore. Nell’ambito tecnologico, delle materie scientifiche e in tutto il cosiddetto settore Stem, ce ne sono troppo poche e troppo poco valorizzate. Io stessa lavoro con soli uomini e non sono mai riuscita a fare un colloquio a una ragazza. Questo è un peccato perché sembra quasi che le signore non solo non sappiano sognare in grande, ma soprattutto non riescano a farlo in digitale. Essere manager di una compagnia tecnologica richiede tanto impegno, forza di volontà e fatica, ma poi offre anche tante soddisfazioni e io sono sicura che, probabilmente, se in questo settore ci fossero più donne, le cose sarebbero diverse. Non dico per forza migliori, ma semplicemente con un approccio differente».

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