Cloudian si veste di rosa e sceglie l’Italia per offrire un file storage senza limiti

 

Come mai secondo lei c’è ancora questo problema in Italia?
«Non è assolutamente solo un problema italiano, è così in tutto il mondo. Probabilmente è un errore culturale e sociale. Io sono nata in un paesino in Sardegna molti anni fa dove quasi non c’era nemmeno l’acqua potabile. Mio padre ha lavorato una vita per garantirmi un futuro e io ho sempre sognato in grande grazie a questo. Forse le ragazze di oggi ancora non riescono a sognare sufficientemente in grande e prendono modelli di stile di vita che ne limitano le aspettative e non permettono loro di andare oltre certi schemi preconfezionati. Credo che la società, le università e le famiglie abbiano una grande responsabilità, oggi più che mai: stimolare queste giovani professioniste a farsi avanti, a non pensare di dover lottare sempre contro tutti e tutto per affermarsi, ma che il raggiungimento dei propri obiettivi dipenda esclusivamente dalla loro bravura e intelligenza».

 

Cosa sognava lei quando ha iniziato questo lavoro?
«Da ragazza io sognavo di diventare una scienziata. Volevo scoprire la fusione nucleare. Volevo cambiare il mondo. Poi mi sono laureata in ingegneria elettronica con indirizzo hardware. Entrata nel mondo del lavoro, però, ho capito che se volevo davvero dare spazio alla mia creatività avrei dovuto scrivere il software. Ciò che volevo fare, infatti, era trovare una soluzione alle esigenze dei miei clienti e da subito ho compreso che il futuro risiedeva nel dato digitale e non nel dispositivo fisico. Da allora sono passati tanti anni e oggi i miei sogni sono cambiati. Mio figlio è fisico a Ginevra e forse sarà lui a scoprire ciò che avrei voluto io. A me ora basta poter trasmettere ai giovani che lavorano con me quella passione da cui non si può prescindere quando si lavora davvero».

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