Guerra mondiale al contante: Svezia in prima linea, Italia neutrale

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Cashless society e guerra al contante. Simbolo di innovazione e avanguardia futurista del business, infatti, l’eliminazione del contante in favore dei pagamenti digitali, oggi, è il tema più caldo per gli analisti di casa nostra, ma l’Italia non si distingue purtroppo sotto questo profilo. Anzi, secondo il Cashless society index siamo quart’ultimi in Europa per l’utilizzo di pagamenti digitali. Un’evidenza sottolineata ancora di più dai dati emersi dall’ultima edizione dell’Osservatorio Cashless Society elaborato da The European House – Ambrosetti.

Secondo la ricerca, infatti, il contante circolante nella nostra penisola è cresciuto del 6,9% tra il 2014 e il 2015, raggiungendo un valore pari all’11,2% del Pil, per un totale dei costi diretti del contante che equivale a circa 10 miliardi di euro l’anno, a cui si aggiungono quelli occulti della mancata modernizzazione del sistema paese, con un risparmio non ottenuto che raggiunge fino a un miliardo e mezzo di euro l’anno.

Per comprendere meglio la reale situazione, così, abbiamo volute parlare con Yael Shatzky, head of marketing di Amdocs Optima, fornitore leader di servizi e soluzioni software per i più grandi service provider in ambito media e comunicazione, che con Forrester Consulting ha recentemente sviluppato una ricerca su quale sarà il futuro dei sistemi di pagamento digitale e e-commerce, intervistando oltre 300 IT manager, con un focus particolare sull’Italia.
 

Yael Shatzky

Yael Shatzky, Head of Marketing di Amdocs Optima

Yael Shatzky, qual è lo stato dei pagamenti digitali in Italia?
«L’ultimo rapporto pubblicato dall’Osservatorio Mobile Commerce & Payment del Politecnico di Milano segnala nel corso del 2016 una crescita del mercato cashless del 9%: l’e-payment in Italia ha quindi raggiunto il valore di 190 miliardi di euro transati, pari al 24% dei consumi».

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