Bocconi: non tutti i rischi aziendali sono da codice rosso

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Locandina del Global Risk Forum a Milano

Gestire il rischio di un’azienda è un lavoro complicato. Richiede capacità di previsione, di analisi e di racconto. Sì, di racconto: perché relazionare in maniera corretta a chi prende le decisioni più importanti – cioè il consiglio di amministrazione – è fondamentale per farsi ascoltare. Spesso si cade nell’errore di comunicare troppi rischi, che equivale a non comunicarne nessuno. «Nelle aziende – racconta al Global Risk Forum Paola Tagliavini, docente della Bocconi con un’esperienza ventennale nel risk management –  viene riportata ai cda una quantità di informazioni eccessive sui potenziali rischi. Vengono valutati tutti come “rischi rossi”, cioè della categoria che merita l’attenzione del board, anche quando non lo sono». Un reporting fatto bene, specie in ambienti con un alto tasso discontinuità, è essenziale. «Non c’è una regola, è una questione di sensibilità. Ma bisogna riportare ai vertici un numero ridotto di rischi, ma ben studiati».

 

EVOLUZIONE, NON RIVOLUZIONE
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Massimo Livatino, professore della Bocconi

Se il contesto è discontinuo, imprevedibile e volubile, la metodologia per affrontare il rischio va cambiata? «In Italia – racconta il professor Massimo Livatino, anche lui docente dell’università Bocconi – è sempre l’occasione per mettere da parte le regole e improvvisare. In altre realtà l’approccio invece è rigoroso a prescindere. La buona metodologia deve reggere, a patto di avere flessibilità: non si deve buttare tutto dalla finestra ma sistematicamente accettare di rimettere in discussione le metodologie utilizzate in campo, con un’evoluzione e senza rivoluzioni».

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