Slow crescita fino a 2026, l’economia non aiuterà le imprese

L’economia non tornerà ai tassi di crescita pre-crisi. Sicuramente non accadrà nel corso del 2016, altrettanto certamente non si verificherà nei prossimi 10 anni. Ne è convinto Emilio Rossi, amministratore delegato di EconPartners e senior advisor di Oxford Economics, relatore del Global risk forum 2016 organizzato da Business International a Milano: «Il grande cambiamento degli ultimi anni – spiega con alla mano i dati di Oxford Economics e Haver Analytics – è legato al rallentamento dell’economia. Dato questo scenario poco dinamico, l’aiuto allo sviluppo delle imprese non arriverà dall’esterno».

 

SALTO PRODUTTIVO DA TECNOLOGIE TRA 10 ANNI
Global-Risk-Forum-2016-Milano

Da sinistra, Susanna Buson (seconda), Alessandro De Felice ed Emilio Rossi

Il tema all’ordine del giorno delle aziende è quello della gestione del rischio. Valeva ieri, vale a maggior ragione oggi di fronte alle previsioni di crescita bassa a lungo termine. Tanti i fattori scatenanti, dalla crescita demografica molto flebile alla scarsa capacità d’investimento delle imprese, dalla contrazione dei consumi al problema dell’indebitamento delle nazioni. Per non palare dello sviluppo tecnologico: «Le tecnologie non arriveranno a produrre un salto nella capacità di investimento e di produttività delle aziende», sottolinea Rossi. «Le stampanti 3D, per fare un esempio, esistono ma il vero salto economico non accadrà nei prossimi 10 anni».

 

PETROLIO OGGI PIÙ CARO DEGLI ANNI NOVANTA
OECD Oil Import Price

Il prezzo del petrolio dal 1971 a oggi

Altro rischio percepito è quello dell’allarme legato al prezzo del petrolio. «Se confrontiamo i dati statistici degli ultimi 40 anni – fa notare Rossi –, scopriamo che il prezzo di oggi è più alto rispetto a quello praticato negli anni Novanta. Ciò significa che esistono dei rischi di ulteriori riduzioni sotto il 20 dollari: sono rischi per così dire “percepiti” piuttosto che “reali”, ma che non possono essere esclusi».

 

NON C’È PROFITTO SENZA RISCHI
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Aeroporto di Bruxelles presidiato dopo gli attentati

Il monito per le aziende – commenta Alessandro De Felice, presidente di Anra (Associazione nazionale risk manager e responsabili assicurazioni, attiva dal 1972) – è uno solo: «Non c’è profitto senza rischi. I rischi, tuttavia, vanno affrontati con la dovuta analisi degli stessi». E tra i rischi crescono – dal 2007 ad oggi – quelli di natura geopolitica, sociale e ambientale. Si tratta, frequentemente, di rischi “percepiti”, dal momento che «le statistiche dimostrano come la morte dovuta ad attacchi terroristici sia meno rilevante rispetto a quella per incidenti stradali o per cancro».

 

RISK MANAGEMENT COMPETENZA DI TUTTI IN AZIENDA

Di fronte ai rischi strategici la miglior mitigazione è «saper stabilire l’elemento impattante massimo sul capitale investito al di là del quale non è più tollerabile correre un rischio», aggiunge Rossi. L’errore da non compiere – ammonisce Susanna Buson, consulente di crisis management – è minimizzare il tema del risk management: «Nelle imprese tutti si devono occupare di rischi in una logica di corporate governance».

@filippo_poletti

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