Pinato (Barracuda): email, cloud e app aziendali, gli accessi più vulnerabili contro la cybersecurity italiana

Cybersecurity, competenze e aziende. In questo 2018 i grandi temi di discussione del mondo del business vanno dalla ricerca di una futuristica intelligenza artificiale che superi ogni limite conosciuto alla necessità sempre più stringente di proteggere se stessi e i propri dati digitali, che ormai valgono più di ogni altra cosa, sia per le società, sia per le singole persone. Ancora sotto shock a causa degli attacchi globali imposti negli ultimi mesi da Wannacry e NotPetya, le grandi e le piccole imprese di tutto il mondo hanno dunque iniziato a muoversi, anche se oggettivamente in deciso ritardo, per trovare una soluzione alle minacce informatiche che diventano ogni giorno di più un allarme di altissimo livello.

 

 

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Stefano Pinato, country manager per l’Italia di Barracuda

Una fotografia, questa, che è stata recentemente stigmatizzata da alcune ricerche internazionali che hanno stigmatizzato in modo particolare la mancanza di talenti nel settore, sottolineando come solo il 43% del mercato sembri essere coperto, nonostante una costante crescita della richiesta di questo tipo di figure da parte delle aziende, che nel 68% dei casi a livello globale necessitano di trovare esperti. Un gap che si attesta quindi intorno al 25% e che rischia di aumentare nei prossimi anni. Una situazione decisamente poco favorevole che abbiamo voluto approfondire insieme a Stefano Pinato, country manager per l’Italia di Barracuda, che ci ha aiutato a comprendere meglio questo mondo in costante evoluzione, partendo proprio dal recente lancio di Security insight, l’innovativo strumento per l’analisi della sicurezza dei dati in tempo reale proposto dall’azienda leader nella fornitura di servizi e soluzioni per la cyber security.