Dal design industriale al su misura. Pierluigi Lualdi: torna l’antico

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Marcallo con Casone, tra Milano e Novara. È qui che stanno nascendo – pronte per essere presentate a metà del 2017 – le nuove porte per interni in legno, fonoisolanti e resistenti al fuoco. È Lualdi l’azienda italiana scelta dall’Unione europea per portare avanti – assieme ad altre due aziende, rispettivamente della Germania e della Slovenia – questo progetto.

BiMag ha chiesto a chiesto a Pierluigi Lualdi – responsabile della divisione contract, della clientela direzionale e incaricato per la ricerca e sviluppo per Lualdi – di fare il punto della situazione del settore delle porte: sono stati loro, negli anni Sessanta, a lanciare in Italia, in collaborazione con l’architetto Luigi Caccia Dominioni scomparso due giorni fa, l’industrial design applicato alle porte.

 

Dottor Lualdi, si discute da tempo della crisi del settore edile in Italia. Com’è la situazione, vista dalla vendita di porte?

Pierluigi Lualdi, responsabile della ricerca e sviluppo di Lualdi porte

Pierluigi Lualdi, responsabile della ricerca e sviluppo di Lualdi

«Non possiamo affermare che la crisi sia alle spalle. Le vendite complessive del settore delle porte in Italia si mantengono su livelli bassi e riflettono la situazione delle costruzioni. Oltre alla presenza rilevante di nuove costruzioni invendute si riscontra un crollo delle quotazioni degli edifici più datati. Entrambi i fenomeni hanno un effetto frenante sulla nascita di nuove iniziative che possano rianimare il settore. Le moderne proposte di edifici a basso fabbisogno energetico vengono mortificate dal gap con il basso costo del patrimonio edilizio più datato».

 

Cosa significa competere oggi sul mercato internazionale?

Dal 1960 a oggi Lualdi produce porte di design

Dal 1960 Lualdi produce porte di design

«La nostra azienda ha avviato il percorso di ricerca formale e disegno industriale applicato alle porte, ma gradualmente – dalla fine degli anni ’90 – il focus della concorrenza sui mercati internazionali si è spostato dal design istituzionale dell’azienda alla flessibilità del design che interpreta, di volta in volta, il progetto. Sembra quasi un ritorno alle origini. È un modo di lavorare molto simile a quello della generazione che ci ha preceduto, quando tutto era su misura. La differenza è che nei cinquant’anni trascorsi l’azienda ha accumulato una serie di soluzioni creative e innovazioni che spesso non sono contenute nei cataloghi, ma che imprimono una marcia in più nella realizzazione di progetti in collaborazione con i grandi progettisti di oggi».

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