Con Dnaphone su Mamacrowd la ricerca italiana punta sul mondo del business e raccoglie 230 mila euro in 20 giorni

 

dnaphone

Il progetto nasce da tre ricercatori dell’università di Parma

Qual è lo scopo reale di questa campagna su Mamacrowd?
«Diciamo che con i soldi raccolti vorremmo continuare a sviluppare la nostra tecnologia, ottimizzando ancora di più l’applicazione e magari facendo investimenti anche per la produzione in serie, in vista di una distribuzione più ampia».

 

Dati i risultati ci sono ottime opportunità…
«Direi proprio di si. In realtà non ci aspettavamo un riscontro e un successo così importante da parte del pubblico. Abbiamo iniziato questa avventura anche per promuovere il nostro lavoro. La capacità comunicativa e mediatica di una piattaforma per il crowdfunding come questa, infatti, è enorme e sappiamo perfettamente che allo stato attuale abbiamo bisogno di comunicare al meglio il nostro progetto per poterne far comprendere il valore».

 

È questo il segreto del vostro successo quindi?
«Ovviamente speriamo che non sia solo questo. Ma diciamo che, quando passi da una sperimentazione di ricerca all’ambiente del business, devi saperti vendere e spesso, se sei un ricercatore, lavori tanto, ma a volte il tuo lavoro risulta fine a se stesso e difficile da spiegare e da capire per gli altri. Questo diventa un serio problema se vuoi iniziare a vendere la tua ricerca».

 

Perché?
«Al di là dello spirito etereo da cui un progetto può trarre ispirazione, poi, nel mondo degli affari c’è bisogno di molta concretezza e soprattutto si ha la necessità di offrire la soluzione a un problema reale. Se l’obiettivo finale non risulta essere questo e se la soluzione non può essere spiegata in maniera semplice e veloce allora il prodotto non acquisterà mai valore e il lavoro realizzato non sarà sostenibile».

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