Con Trump ritorno a economia reale. Spannaus: l’Europa segua gli Usa

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Donald Trump è il 45esimo presidente degli Stati Uniti: il tycoon ha vinto contro tutti i pronostici. In realtà, c’è chi aveva previsto il successo del candidato repubblicano che ha sconvolto le presidenziali 2016: si tratta di Andrew Spannaus, giornalista e analista americano (che cura il sito Transatlantico.info e collabora con la CCR Advisory Group di Washington, gruppo che si occupa dei rapporti economici tra il mondo occidentale e la Cina), autore del libro Perchè vince Trump. La rivolta degli elettori e il futuro dell’America.

La vittoria del tycoon, spiega a BiMag Spannaus, ha evidenziato un processo di rivolta della popolazione contro un establishment politico-economico, soprattutto per quanto riguarda la (mancata) risposta alla crisi degli ultimi anni. C’è davvero il rischio di incertezza per l’Unione europea? L’economia occidentale e il quadro politico internazionale, evidenzia Spannaus, sono già in crisi: l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca non ne è la causa, è il risultato.

 

Andrew Spannaus, come sarà la politica degli Usa con Trump alla Casa Bianca?

Economia occidentale in crisi (Spannaus): Trump non causa ma risultato

Nel libro Perché vince Trump. La rivolta degli elettori e il futuro dell’America Spannaus aveva previsto il successo del candidato repubblicano

«La revisione degli accordi di libero scambio è stato uno dei punti più importanti della campagna elettorale di Donald Trump. Ha parlato, in continuazione, della perdita dei posti di lavoro industriali negli Stati Uniti, accusando in modo particolare il Nafta (accordo che ha facilitato lo spostamento di molte fabbriche verso il Messico) e l’entrata della Cina nel Wto. Molti considerano queste critiche superficiali e controproducenti, in base a una visione che considera come inevitabile la scomparsa dei confini economici. Tuttavia, il tema di come promuovere il lavoro produttivo è fondamentale, non solo per gli Stati Uniti ma per tutto il mondo occidentale. Ci saranno, inevitabilmente, dei cambiamenti alla politica commerciale, in quanto Trump dovrà fare il possibile per incoraggiare le grandi società a rimanere, o tornare, negli Usa. Per fare questo, cercherà di modificare alcuni elementi strutturali che privilegiano l’economia dei bassi costi. Agirà a livello fiscale in positivo (abbassando le imposte) e in negativo (chiudendo dei loopholes per chi va all’estero). E fermerà, almeno temporaneamente, la marcia verso nuovi trattati che adottano la stessa visione del passato. Questo non significa chiusura commerciale ma un ritorno a enfatizzare l’economia reale e il lavoro invece che i profitti facili e il shareholder value».

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