Studiare all’estero dà lavoro e sprint alla carriera (e rende felici)

Londra

Studiare all’estero? Migliaia di ragazzi italiani, tutt’altro che choosy, ogni anno lo fanno. Una scelta azzeccata, visto che permette di trovare più facilmente lavoro, accelera la carriera, rende più sicuri di sé e alla lunga più felici. Il quadro, con tanto di numeri, emerge da un’indagine del 2016 dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca creato dalla fondazione Intercultura.

 

RAGAZZE E NORD ITALIA, CHI SCEGLIE L’ESTERO

Sono più facilmente ragazze (65%) a scegliere un programma di studi all’estero (foto NewPress)

L’Osservatorio ha intervistato un campione di 900 studenti che hanno partecipato tra il 1977 e il 2012, duranti gli anni della secondaria superiore, a un programma di studio all’estero della durata minima di tre mesi e massima di un anno. Gli studenti provengono prevalentemente dai licei (77%), dalle regioni del Nord Italia (63%) e sono soprattutto ragazze (65%). Le principali destinazioni dei programmi di mobilità individuale (trimestrali, semestrali e annuali) sono stati i Paesi anglofoni (60%), con gli Usa in testa (49%).

 

L’84 PER CENTO TROVA UN’OCCUPAZIONE FACILMENTE

Tra i Paesi anglofoni gli Usa sono la prima meta per un percorso di studi fuori dell’Italia

L’esperienza all’estero si rivela un antidoto alla disoccupazione. Per la quasi totalità (84%) è sempre stato facile trovare o cambiare lavoro tutte le volte che l’hanno cercato, soprattutto se si vive all’estero (91%). Il tasso di disoccupazione tra gli ex partecipanti è più basso di quello che si registra sul totale della popolazione italiana tra i 20 e i 54 anni: il 9% contro il 14%. Anche considerando il confronto nella sola fascia dei laureati, al di sotto dei 30 anni, la scelta si dimostra vincente: il tasso di disoccupazione tra gli ex-partecipanti si attesta intorno al 16% contro il 24% della corrispondente popolazione laureata in Italia. Studiare all’estero dà anche una marcia in più per la carriera: l’avanzamento fino ai livelli quadri e dirigenziali tocca il 34 % del campione contro il 15% della media nazionale.

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