Formisano: lavorare di meno ed essere più produttivi si può

«Molto utile. Ci sono programmi e software per gestire e coordinare collaboratori che lavorano da casa o da dove si vuole. Ci sono mezzi (tablet, smartphone, computer portatili) per lavorare ovunque nel globo. Ci sono app che permettono di fare qualsiasi cosa serva per ottenere migliori risultati: dalla produttività al cambiamento delle abitudini, dall’imparare una lingua persino al segnalare gli autovelox. Il problema appunto è che invece di usare la tecnologia, ne abusiamo. Invece di servircene, ne diventiamo schiavi».

 

Il cambio di mentalità nell’affrontare la vita lavorativa e nel riappropriarsi della sfera privata è possibile a tutti, dai piccoli imprenditori ai dipendenti? Da dove partire?

proposito passione e priorità per lavorare meglio

Proposito passione priorità, le basi di Produttività 300%

«Partire assolutamente da due step: identificare le cose davvero essenziali nella vita privata e professionale. Dopo, invalidare il più possibile il resto, tutto ciò che è secondario. Come spiego nel mio testo Produttività 300%, invalidare significa eliminare, ridurre, delegare o posticipare. Si comincia sempre dal proposito: cosa ti rende felice nella vita? Cosa ti dà senso, scopo e significato? Per poi passare dalle passioni, personali e professionali, e infine individuare le priorità, le attività ad alto valore del proprio business. Proposito, passione e priorità sono la base del sistema».

 

Il mondo corre sempre più veloce. Alla rivoluzione industriale 4.0 dobbiamo quindi contrapporre una rivoluzione personale?

«Una vita più lenta bisogna costruirsela perché ne vale la pena. Dal sistema si esce un po’ per volta, capendo i concetti base. Per esempio il principio del «no, grazie» è uno dei pilastri del sistema. Siamo troppo stupidamente veloci a dire di sì a idee, proposte, progetti, sia degli altri che nostri. E così ci caliamo in fossato dopo fossato, vivendo una vita mediocre ammassata di impegni, a molti dei quali bastava dire «no», «non adesso», «non io». Ma il «no» viene più facile quando sappiamo benissimo la direzione che vogliamo prendere. Ecco perchè è una partita a due tempi: identifica l’essenziale e invalida il resto».

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