«Il mio giudice più severo? Il signor Armani»: parola di re Giorgio

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«Non amo molto parlare di me stesso, perché non amo l’autocelebrazione. Però mi piace la sfida di raccontarmi dopo essere stato ritratto mille volte dagli altri. E sia. Mi chiamo Giorgio Armani, sono nato 83 anni fa a Piacenza sotto il segno del Cancro. Credo di aver contribuito a cambiare il modo di vestire di uomini e donne, e questa è una delle più grandi soddisfazioni». Inizia così l’autoritratto che Giorgio Armani fa di se stesso per la rivista GQ.

 

40 ANNI DI CARRIERA PER RE GIORGIO

«Il mio giudice più severo? Il signor Armani»: parola di re Giorgio

Il mio giudice più severo? Il signor Armani

Re Giorgio racconta la sua lunga carriera di successi e lascia trapelare alcuni spazi di vita privata. «Dopo oltre quarant’anni di onorata attività, con tutta questa esperienza sulle spalle, sarei autorizzato a tirare i remi in barca e godere di quel che ho. Ma non ci riesco – racconta Armani -. Riposare sugli allori non fa per me. È vero, l’atteggiamento è senza dubbio italiano. Dovrei ritirarmi, ma perché? Per vivere in vacanza permanente? Viaggiare per il mondo? Lo faccio già, in parte. Ma non mi basta. L’urgenza di far cose concrete mi prende e mi sovrasta. È il lavoro che mi ha portato dove sono, lasciandomi alle spalle le durezze e le difficoltà. Attraverso il lavoro mi realizzo ogni giorno».

 

 

IL MIO GIUDICE PIÙ SEVERO? IL SIGNOR ARMANI

«Mi interessa il giudizio degli altri, ma il mio giudice più severo è il signor Giorgio Armani. Sono un perfezionista cronico ed è in questo che trovo la spinta incessante a fare di più e meglio. Qualcuno mi disse una volta che successo e ossessione sono parenti e penso proprio che sia così. Ma il successo per me non è mai stato l’accumulo della ricchezza, piuttosto il desiderio di dire, attraverso il mio lavoro, come la penso».

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