Italy’s got talent, anche nell’architettura. Albano star in Iran

 

È stato molto difficile per un professionista europeo, come lei, ambientarsi e lavorare in medio-oriente?

Roma, città eterna, simbolo dell'Italia nel mondo

Roma, città eterna, simbolo dell’Italia nel mondo

«Abbiamo sempre un vantaggio in quanto italiani, non c’è alcun dubbio su questo. Ma credo che non sia più sufficiente l’italianità. Ormai la competizione è globale. Alla fine contano i progetti, ma soprattutto le forniture e le realizzazioni. Siamo fiduciari del made in Italy e gli apprezzamenti sono sempre presenti. Al momento con il mio partner locale ho trovato una collaborazione di alto profilo professionale con esperienza e cultura internazionale. I ruoli e gli ambiti progettuali sono ben definiti e ognuno opera secondo le procedure del proprio studio e organizzazione. Questo ambiente professionale, come molti altri, è fatto di persone, in fondo, e nel mio caso non ho avuto nessuna difficoltà, anzi mi sono trovato magnificamente».

 

Quali sono oggi le principali differenze culturali che magari hanno influenzato i suoi progetti?
«Il diverso modo di occupare il tempo libero sia in Medio Oriente, sia in Europa, sono stati elementi dominanti. Credi che l’analisi di questo aspetto socio-culturale della quotidianità dell’uomo in senso generale sia la chiave di lettura nel comprendere quali sono gli interessi individuali e i desideri di una società velocizzata nella ricerca di nuovi spazi e interconnessioni sempre più fluide. Piano, piano iniziamo a renderci conto che non dobbiamo più creare solo strutture, ma dovremo proprio iniziare a costruire luoghi».

 

Qual è il progetto a cui è più affezionato e che ha realizzato nell’arco della sua carriera?

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