Mattiello (EcoSafe): lavoro all’estero tanti rischi, serve prevenzione

Disordini in Libia: a rischio l'incolumità dei lavoratori italiani

Tra i paesi in cui è rischioso lavorare la Libia: per farlo occorre prendere misure preventive

Lavoro all’estero? Un grande business per le imprese italiane e, allo stesso tempo, un grande rischio. Tanti, infatti, sono i rischi per l’incolumità fisica e la salute dei lavoratori. Al di là di un obbligo etico, esiste un obbligo giuridico riconosciuto dalla giurisprudenza italiana che impone all’imprenditore di farsi carico dei rischi extra lavorativi. È il tema del convegno programmato il 20 ottobre al quartiere fieristico di Bologna nell’ambito di Ambiente Lavoro, il salone della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. BiMag ha chiesto a Edoardo Mattiello, giurista specializzato in antinfortunistica ed esperto di protezione personale della società EcoSafe,  di approfondire le sfide a cui sono chiamate le aziende.

 

Dottor Mattiello, quali sono le attività lavorative più diffuse all’estero?

Edoardo Mattiello di EcoSafe, giurista specializzato nel lavoro all'estero

Il giurista Edoardo Mattiello di EcoSafe

«Possono essere suddivise in tre categorie principali: trasferta o missione, appalto, distacco. Un esempi di trasferta è l’invio di un impiegato commerciale in Turchia da parte di una ditta italiana. Come esempio di appalto possiamo prendere la costruzione, da parte di un general contractor italiano, di un piccolo aeroporto in Libia. Un esempio di distacco è il caso di un’impresa committente italiana che metta a disposizione della società subappaltatrice francese un proprio progettista affinché supporti quest’ultima nella ristrutturazione di un impianto in India. La trasferta o missione comporta l’integrale responsabilità del datore di lavoro dell’impresa che invia il lavoratore. L’appalto comporta la responsabilità di entrambi i datori di lavoro e, nello specifico, di quello della società committente e di quello della società appaltatrice. Anche il distacco comporta la responsabilità di entrambi i datori di lavoro, ossia della società che distacca e della società presso cui il lavoratore viene distaccato. In particolare, in carico al primo, è posto uno specifico obbligo di informare e formare il lavoratore sui rischi tipici generalmente connessi allo svolgimento delle mansioni per le quali egli viene distaccato».

 

Quali sono le responsabilità per il datore di lavoro?

«In tutti i casi vale il principio sancito nella sentenza della cassazione civile (sezione lavoro), numero 2626 del 5 febbraio 2014: “L’articolo 2087 del codice civile obbliga il datore di lavoro non solo al rispetto delle particolari misure imposte da leggi e regolamenti in materia anti infortunistica, ma anche all’adozione di tutte le altre misure che risultino, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, necessarie a tutelare l’integrità fisica dei lavoratore”».

 

Cosa deve prevedere il contratto dei lavoratori italiani da impiegare o trasferire all’estero?

Lavoro all'estero: la legge italiana prevede l'obbligo di assicurazione

La legge italiana prevede l’obbligo di assicurazione per i lavoratori che operano all’estero

«L’articolo 18 del decreto legislativo 14 settembre 2015, numero 151, sancisce che il contratto di lavoro dei lavoratori italiani da impiegare o da trasferire all’estero deve prevedere: un’assicurazione per ogni viaggio di andata nel luogo di destinazione e di rientro dal luogo stesso, per i casi di morte o di invalidità permanente; il tipo di sistemazione logistica; idonee misure in materia di sicurezza. Questa norma appare totalmente conforme a quanto già sancito dalla giurisprudenza in tema di riconoscimento della responsabilità del datore di lavoro per l’infortunio all’estero del lavoratore. Vanno ricordate, in particolare, la sentenza della corte di cassazione, sezione del lavoro, numero 4129 del 22 marzo 2002, che ha riconosciuto la responsabilità del datore di lavoro per il rapimento di un lavoratore in Somalia e la sentenza del tribunale di Ravenna del 23 ottobre 2014 relativa a una richiesta di risarcimento presentata da un lavoratore al proprio datore di lavoro per essere rimasto vittima di un attacco suicida mentre si trovava in Iraq».

 

L’organizzazione della sicurezza all’estero come può essere riassunta, dal punto di vista operativo, in termini di security?

L’organizzazione della security per i lavoratori all'estero può prevedere l'impiego di guardie del corpo

L’organizzazione della security per i lavoratori all’estero può prevedere l’impiego di guardie del corpo

«L’organizzazione di security si struttura così: 1) analisi dei rischi e definizione di procedure di sicurezza o mitigazione del rischio; 2) predisposizione (e, nel caso, anche gestione) di piani di emergenza ed evacuazione; 3) formazione dei lavoratori e informazione preventiva all’invio all’estero; 4) aggiornamento dei lavoratori durante la loro permanenza all’estero in merito all’evoluzione della situazione in loco (ciò non viene fatto solo per i rischi di sicurezza, ma per tutti i rischi, per esempio: le alluvioni); 5) stipula di assicurazioni sanitarie e infortuni; 6) approntamento di una struttura di security (e anche di safety) management che è gestita da uno specialista che opera dall’Italia oppure direttamente in loco a seconda del livello di rischio rilevato; 7) valutazione, da un esperto, dell’impiego di veicoli blindati, guardie, dispositivi di localizzazione; 8) in determinati contesti è altresì utile sviluppare progetti di integrazione dell’azienda nella realtà locale per favorire il supporto degli autoctoni nel garantire la sicurezza in loco».

 

Oltre a tutto quello che riguarda la security esistono altre tipologie di rischio?

«Certamente e si concretizzano in infortuni e malattie anche più frequentemente dei rischi di security. Per esempio, incidenti automobilistici, carenza di idonee strutture sanitarie per il soccorso di emergenza, condizioni igieniche o di sicurezza antinfortunistica degli alloggiamenti».

 

Da ultimo, l’allarme terrorismo sta scuotendo il mondo. Quali sono le precauzioni che le aziende devono prendere, facendo business in paesi ad alto rischio?

«Per operare in queste aree, ritengo indispensabile dotarsi di un’adeguata struttura di security management per non rischiare di trovarsi in situazioni che non si avrebbe la capacità di gestire. In ogni caso di invio all’estero dei propri dipendenti è comunque sempre opportuno effettuare i dovuti approfondimenti relativi ai paesi di destinazione. Raccomando inoltre, in particolare, una formazione specifica e specialistica dei lavoratori prima della partenza».

 

@filippo_poletti

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