Master in paternità: (Zezza) aumenta la competitività dell’azienda

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Anche la paternità diventa un master. A gennaio 2017 apre le porte ai papà maam U (dove maam è acronimo di maternity as a master): si tratta del primo percorso digitale che valorizza la palestra naturale della maternità e della paternità per allenare competenze soft, preziose in qualsiasi ruolo professionale (come la capacità di ascolto e la comunicazione, la gestione del tempo e delle priorità, la collaborazione e la gestione del cambiamento). Il programma è già utilizzato da 15 aziende in Italia e all’estero tra cui Poste Italiane, UBS, Accenture, Zurich, Unicredit, a2a, Fastweb, Unilever e dalla Provincia di Trento.

 

La paternità diventa un master: (Zezza) si aumenta competitività dell’azienda

Riccarda Zezza, ceo di maam 

Da un sondaggio condotto nell’ottobre 2016 dal team di ricerca di maam U su 500 donne attive sulla piattaforma, emerge che (a un anno dal lancio) il 75% delle partecipanti è diventata più brava nell’organizzazione e gestione, l’80% più consapevole delle sue risorse e competenze, infine, il 54% sostiene di essere più motivata nel rientro al lavoro. La ricerca evidenzia che, riconosciute e allenate, tutte le competenze soft hanno una percentuale di miglioramento: gestione del cambiamento + 15%, complex problem solving +16%, giudizio e presa di decisione +22%, networking +23%, gestione del tempo e delle priorità +31%, delega e collaborazione + 35%. Come migliorare la capacità competitiva delle imprese investendo nel capitale umano? BiMag ne ha parlato con Riccarda Zezza, ceo di maam.

 

Quali valori del percorso digitale sono maggiormente apprezzati dalle aziende?

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maam U valorizza la palestra naturale della maternità e della paternità per sviluppare competenze

«Le aziende ne apprezzano innanzitutto l’efficacia: con maam U le donne tornano dalla maternità consapevoli delle competenze soft allenate durante il congedo e senza essersi sentite mai sole per tutto il periodo, grazie all’ingresso nel network maam delle colleghe. A differenza di metodi e programmi di inclusione basati sull’idea che alle donne serva aiuto (decisamente poco efficaci secondo un articolo pubblicato dall’Harward Business Review del 27 settembre 2016 intitolato The right and wrong ways to help pregnant workers), maam U è efficace perché punta sull’empowerment delle donne, così come un ingrediente di successo è l’adesione volontaria di chi partecipa ai programmi.

Maam U ha, inoltre, la particolare caratteristica di essere ecologico: alle donne non viene infatti chiesto di studiare, di fare la fatica di apprendere nuove competenze mentre sono in maternità. Il programma serve a renderle consapevoli di competenze che stanno già sviluppando in modo naturale. Si è visto che, se ne sono consapevoli, le useranno anche sul lavoro».

 

 

Quali i punti comuni tra l’essere un buon padre/madre e l’essere un buon manager in l’azienda?

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La maternità aumenta la capacità di delega del 35%

«Le aziende spendono un miliardo di euro l’anno in corsi di formazione, per far sviluppare ai propri manager le cosiddette competenze soft (come le capacità di ascolto, di motivazione e di problem solving) quando invece esiste già una palestra di provata efficacia in casa propria, come la maternità.

I punti in comune tra l’essere un buon genitore e un buon manager sono molti di più di quanto si possa pensare: questa è la vera rivoluzione di maam U, che, per esempio, nel primo anno di attività con oltre 1.500 mamme ha dimostrato che la maternità aumenta la capacità di delega del 35%, quella della gestione del tempo e delle priorità del 31%, il giudizio e la presa di decisione del 22%. Interessante da notare per il nuovo percorso papà: si è visto che la pratica della paternità sviluppa competenze come l’intensità di relazione, l’investimento continuo sull’altro, la capacità di ascolto: una vera business school di empatia».

 

La capacità competitiva delle imprese sta nel capitale umano. In che modo bilanciare la gestione delle risorse umane e i progetti di welfare aziendale?

«Investire sui neo genitori può aumentare la competitività di un’azienda, mentre il rischio che le aziende corrono è quello di sprecare questo capitale umano proprio nella fase della vita in cui le persone diventano potenzialmente più forti, competenti e mature. È per questo che grandi aziende come Poste Italiane, Accenture, Zurich, Unicredit, A2A, Fastweb e Unilever hanno scelto già maam U. È arrivato il momento di spostarsi da una logica di equilibrio vita lavoro, che in quanto tale richiede continui aggiustamenti e quindi costi, a una logica di sinergia vita lavoro, in cui le persone che hanno più ruoli hanno più occasioni per allenare competenze e trovare energie».

 

Per concludere, in Italia si discute sul prolungare il congedo di paternità. Cosa occorre affinché il welfare aziendale si diffonda davvero nel nostro Paese?

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Investire sui neo genitori può aumentare la competitività di un’azienda

«Il diritto a vivere la genitorialità dovrebbe essere un diritto universale. A oggi troppi freni – culturali, sociali ed economici – privano gli uomini della possibilità di scegliere. Dare valore e considerare la natalità come un bene comune (necessario, vitale), deve essere una priorità: un investimento che rende più solida tutta la società. Secondo una ricerca dell’Ocse, il figlio cresce meglio se il padre è vicino in modo assiduo sin dalla prima infanzia, mentre da una ricerca del Population Research and Policy Review emerge che la condivisione dei carichi di cura fa aumentare la natalità.

Non solo: una ricerca pubblicata su Diritto e questioni pubbliche ha dimostrato che la condivisione dei carichi di cura diminuisce il gender gap, sia in termini di occupazione che di retribuzione e la possibilità di carriere delle donne. Infine, secondo un brief del Council on contemporary family, la condivisione dell’esperienza della cura aumenta il coinvolgimento dei padri in tutte le attività domestiche e migliora il rapporto di coppia. Anche i padri, quindi, si meritano un master in paternità: la pratica della paternità sviluppa competenze soft e competenze di leadership che oggi le aziende ricercano moltissimo nei propri manager».

@82valentinas

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