Valutare i dipendenti serve ai dipendenti. Skill: dal confronto crescita

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Valutare i dipendenti, si o no? La risposta arriva da Skill Risorse Umane, la valutazione serve eccome, sia all’azienda sia ai dipendenti stessi. Perché – spiega Laura Iacci, CEO dell’azienda bresciana – il confronto costante permette di crescere giorno dopo giorno.

 

Laura Iacci, quali politiche aziendali devono mettere in campo le aziende?

Laura Iacci, amministratore di Skill Risorse Umane

Laura Iacci, CEO

«In un mercato del lavoro fortemente mutato rispetto anche solo a cinque anni fa, diventa fondamentale per un’azienda rendersi “appetibile” sia per attirare che per trattenere i propri talenti: per questo le politiche di retention devono essere considerate sempre più strategiche dai board aziendali e ovviamente, nello specifico, dalle funzioni HR».

 

Quali sono le leve di retention consigliate per trattenere le risorse umane?

Valutare i dipendenti serve per avere output importanti

Dal performance management possono venire output importanti

«Certamente quelle che vanno a mettere il dipendente e la sua crescita professionale al centro di un processo di generazione di valore: andiamo, quindi, da percorsi formativi strutturati a strumenti per la valutazione delle performance, di natura più che altro qualitativa. Spesso ci si dimentica di come un buon sistema di performance management fornisca un output importante non solo per l’azienda, ma anche per il dipendente stesso, rispondendo alla sua esigenza intrinseca di essere valutato. Un’azienda che punta sui talenti si configura come un’organizzazione pronta a fornir loro strumenti di crescita e di confronto costanti».

 

Quali saranno i bisogni futuri delle aziende?

Le soft skills necessarie sul lavoro si possono imparare

Le soft skills necessarie sul lavoro si possono imparare

«L’investimento più redditizio che le aziende del 2017 possono fare, al di là di tutto quello che comporta la tematica dell’innovazione – digitale e non, risiede proprio nel coltivare i talenti emergenti e le risorse umane in toto:  creare piani individuali di crescita, saper condividere valori e cultura aziendali con i propri dipendenti, inserirli in percorsi formativi sempre più mirati ad accrescere le competenze soft, valutare le skill presenti nell’organizzazione tramite interventi quali assessment e analisi delle performance. Tutto questo serve ad arricchire il capitale umano e, al contempo, a rispondere alle sfide del futuro, alle quali le aziende dell’era 4.0 dovranno farsi trovare pronte, non solo sotto il profilo dell’investimento tecnologico ma anche sotto quello della valorizzazione delle componenti emozionali, cognitive e relazionali interne all’organizzazione».

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