La pizza di Gino Sorbillo a New York? Perfetta: parola del sindaco De Blasio

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La pizza di Gino Sorbillo a New York? Perfetta. Una sola parola. Detta in italiano. E se a pronunciarla è il primo cittadino della Grande Mela, Bill De Blasio (di origini campane e amante delle tradizioni tricolore) l’apprezzamento assume una valenza particolare.

 

GINO SORBILLO CONQUISTA NEW YORK

La pizza di Gino Sorbillo a New York? Perfetta: parola del sindaco De Blasio

La pizza di Gino Sorbillo a New York? Perfetta: parola del sindaco De Blasio

Gino Sorbillo, dunque, conquista l’America, New York e il suo sindaco.

Il pizzaiolo partenopeo prende casa (insieme al fratello Totò) proprio nel cuore di Manhattan (tra Little Italy e Lower East Side) al 334 di Bowery Street. In occasione dell’inaugurazione della nuova pizzeria Sorbillo nella Grande Mela, il sindaco De Blasio si improvvisa pizzaiolo per un giorno, infornando con le sue stesse mani una pizza margherita e gustando, infine, insieme al pizzaiolo napoletano una pizza a portafoglio, quella ripiegata su se stessa, specialità degustata dallo stesso sindaco anche in Italia, durante un viaggio lungo la Penisola per conoscere i luoghi da dove proveniva la sua famiglia.

 

PIZZA PATRIMONIO DELL’UNESCO

La pizza, si sa, è la regina del food Made in Italy. E la pizza napoletana conquista sempre più nuovi mercati. Da qui la volontà di candidare l’arte del pizzaiolo napoletano a patrimonio immateriale dell’Unesco. La candidatura della pizza è l’unica italiana delle 34 che a essere esaminate dal Comitato intergovernativo Unesco per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, che si riunisce sull’isola di Jeju, in Corea del Sud, dal 4 all’8 dicembre 2017.

 

IL TRIONFO DI UNA CULTURA ARTIGIANALE

«Il risultato di due milioni di firme mondiali è straordinario – commenta l’ex ministro dell’Agricoltura e dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, promotore della petizione mondiale – e conferma #pizzaUnesco come la campagna d’opinione più imponente nella storia delle candidature di tutte le agenzie delle Nazioni Unite. Siamo fiduciosi perché la candidatura è forte e credibile e il suo messaggio al mondo è chiaro. La vittoria dell’arte del pizzaiolo napoletano rappresenterebbe il trionfo di una cultura artigianale autentica rispetto alle produzioni globalizzate delle multinazionali del cibo».

@82valentinas

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